“Impepata di Nozze” al Duel Village

di Rosario Ruggiero

 

Sala gremita, ultimamente, al Duel Village di Caserta per l’anteprima nazionale di “Impepata di Nozze – sposarsi al Sud è tutta un’altra storia…”, film prodotto dalla Elite Group International e distribuito dalla Dac, diretto da Angelo Antonucci ed interpretato da Paolo Caiazzo, personaggio al suo esordio cinematografico, ma già di una certa popolarità in virtù di partecipazioni umoristiche a spettacoli televisivi, qui anche coautore, con Antonucci, della storia. Con lui, Yuliya Mayarchuck, Patrizio Rispo, Vincenzo Soriano, Francesco Procopio, Adele Pandolfi, Mario Porfito, Gino Cogliandro, Silvestro Marino, Tullio Del Matto e la partecipazione straordinaria di Sandra Milo. Quasi tutti presenti, insieme al regista, gli attori alla serata, nel corso della quale il sindaco di Caserta ha consegnato una targa di riconoscimento a Sandra Milo che non ha lesinato complimenti ai suoi colleghi del film. È stata quindi la volta della proiezione di questa pellicola, di grande approssimazione tecnica, nella quale viene presentata la vicenda di un insegnante disoccupato con il trauma pregresso di un abbandono in procinto delle nozze ma che riesce infine a trovare l’anima gemella, null’altro che canovaccio pretestuoso per sciorinare tradizionale comicità di situazioni e malintesi verbali. Ed è proprio in queste sue precipue caratteristiche strutturali che trova un incontestabile merito questo lavoro di Antonucci dimostrando al sensibile spettatore, con luminosa chiarezza, come il mondo del cinema, dai primi esperimenti dei fratelli Lumière ad oggi sia nettamente diviso in due distinte scuole di pensiero. Da un lato una infinità di tecnici ed artisti che si sono succeduti davanti e dietro alla cinepresa realizzando prodotti di eccezionale drammaticità, umorismo, fasto, spettacolarità, commozione, profondità e gusto, trasponendo capolavori massimi della letteratura, sviluppando strepitosa tecnologia dagli effetti sempre più sconvolgenti, compiendo incisive opere di denuncia, approfondendo tematiche storiche e biografiche, donando momenti interpretativi di estrema bellezza e mondi fantastici assolutamente irriproducibili in altro modo, partorendo la decima musa, generando la settima arte, ma soprattutto contraddicendo clamorosamente l’opinione di Lumière secondo la quale il cinema è una invenzione senza futuro; dall’altro, una altrettanto nutrita pletora di individui, tra cui si inserisce senz’altro bene il nostro Antonucci, che, sortendo fenomeni come una certa commedia all’italiana degli anni Settanta fino ai più recenti film natalizi, sembrano proprio impegnati, con i loro lavori, a sostenere quel triste vaticinio. 

 

  

 

 

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