Fatti e personaggi della grande Napoli

di Rosario Ruggiero

 

La stazione zoologica “Anton Dohrn”

 

Tra le bellezze naturali che fanno Napoli famosa nel mondo, spiccano sicuramente il Vesuvio, lo splendore del sole ed il mare. Quest’ultimo, però, via via nel tempo, viene sempre più maltrattato, sì che oggi la ricchezza corallina di Torre del Greco langue e la possibilità di balneazione, lungo tutta la costa, è sempre più incerta.

Chi, invece, non fu certo insensibile all’alto valore di questo magnifico tesoro turistico, paesaggistico, ma soprattutto biologico, fu Anton Dohrn, nato in Pomerania, nel 1840, studioso di zoologia e medicina, quindi entusiasta sostenitore della teoria evoluzionistica di Charles Darwin per la qual cosa progettò, con l’amico e collega russo Nicola Micloucho-Maclay, una rete mondiale di stazioni di ricerca biologica per la possibilità degli scienziati di tutto il mondo di osservazione, studio e ricerca sugli organismi viventi, in particolar modo quelli marini.

 Strutture simili a quei tempi si andavano istituendo in Europa ed in America, ma sostanzialmente erano laboratori collegati ad istituti di ricerca o università. Fu proprio a Napoli che, dopo un primo  tentativo a Messina, Dohrn diede luogo alla prima stazione zoologica indipendente ed in  grado di ospitare differenti ricercatori e varietà di progetti.

 Ottenuto dalle autorità comunali partenopee, gratuitamente, a pochi metri dal mare, un pezzo di terreno in quello che allora era il Parco Reale, oggi Villa Comunale, lo scienziato, coprendo con fondi propri e del padre i due terzi del costo di costruzione e le rimanenti spese con prestiti di amici, diede inizio nel marzo 1872 alla costruzione, che terminò l’anno dopo, fu inaugurata il 14 aprile 1875, quindi, nel tempo ampliata. All’interno, un acquario, oggi il più antico del XIX secolo ancora in attività ed il solo esclusivamente dedicato a flora e fauna del Mediterraneo, che, con i visitatori che gli avrebbe potuto offrire una città grande e turistica come Napoli, avrebbe portato anche delle utili entrate alla struttura, una Sala degli Affreschi, statue, dipinti, una biblioteca di testi scientifici ancor oggi straordinaria per ricchezza e rarità e laboratori da affittare ad istituzioni scientifiche di ogni parte del mondo per garantire indipendenza economica alla stazione zoologica, conferirle internazionalità e favorire la libertà di ricerca e di scambio proficuo di idee tra studiosi. Da allora numerosi esperimenti furono lì intrapresi e non pochi traguardi scientifici intorno alla biologia degli organismi marini anche più semplici furono raggiunti.

È certo superfluo a questo punto ricordare a chi ha una certa sensibilità ed attenzione per gli sviluppi dell’umanità quanto, anche il più, a tutta prima, insignificante e lontano risultato scientifico, possa avere conseguenze talvolta enormi per la conoscenza e l’evoluzione dell’uomo. Ed è difficile supporre che chi ha voluto leggere sin qui non sia persona di tale specie. Ma è altrettanto vero che ben di rado le probabilità di qualcosa sono assolutamente nulle, come la possibilità che tra quanti scorreranno queste righe non possa esserci chi inclini a trovare inutili e balzani certi studi scientifici e certi esiti. A redenzione di questi ultimi, allora, dal loro pregiudizio, ed a corroborazione della convinzione dei primi, sarà sufficiente ricordare del fisico austriaco Doppler che indagò sul fenomeno, estremamente comune ed alla portata di tutti, di una sorgente sonora che avvicinandosi all’ascoltatore produce un suono più acuto ed allontanandosi uno più grave, fenomeno sempre più evidente quanto maggiore è la velocità di spostamento di quella sorgente sonora (si pensi al passaggio di un’automobile in corsa o di una ambulanza con la sirena in funzione). Questo fenomeno, chiamato appunto effetto Doppler, dal mondo sonoro venne applicato quindi in campo ottico, sì che scomponendo la luce bianca nei colori che la costituiscono (come quando un fascio di luce passa attraverso un opportuno vetro e si divide nei colori dell’iride) si osservò che, analogamente, la luce emessa da una sorgente luminosa in avvicinamento aveva una maggiore componente blu, quella di una sorgente luminosa in allontanamento aveva maggior componente rossa.

Il metodo fu adottato alla luce delle stelle sì da conoscerne il movimento (per quanto, data l’estrema lontananza, appaiano ferme). Da ciò fu possibile riconoscere che l’intero universo è in espansione, come una enorme bomba durante la sua esplosione, sarà quindi possibile immaginare, andando a ritroso, questa esplosione, il momento iniziale (quello che gli scienziati chiamano big bang) ed il luogo nello spazio dove avvenne, ossia il punto di origine dell’universo.

 E se non fosse bastato questo esempio a dimostrare quanto scoperte a tutta prima peregrine possono poi rivelarsi foriere dei risultati più imprevedibili, ma occorresse qualcosa di più specifico, si sappia allora che tra le varie iniziative scientifiche della stazione zoologica di Napoli, nel 1951 ci fu un convegno sulla applicazione dei raggi X allo studio della struttura submicroscopica del protoplasma. Non mancò una relazione sui nuovi indirizzi di ricerca biofisica in Inghilterra e sull’idea di studiare lo sperma di seppia con raggi X. Tra i presenti al convegno era James Dewey Watson che dai risultati di quegli studi fu invogliato ad intraprendere un lavoro sugli acidi nucleici. Questo lavoro, svolto con la collaborazione del collega Francis Crick, lo porterà ad una delle più importanti scoperte per l’umanità, con prospettive di applicazioni, specialmente in campo medico, di portata favolosa, la “doppia elica” del DNA.

Oggi la stazione zoologica “Anton Dohrn”, dopo due guerre mondiali e varie vicissitudini amministrative, si lascia ancora magnificamente ammirare nella Villa Comunale di Napoli. All’interno il suo acquario, per la curiosità di ogni visitatore, tutto intorno, un alone di cultura, civiltà e prestigio che è cosa buona ognuno conosca, è cosa ottima nessuno dimentichi mai.

Ottobre 2011

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