Fatti e personaggi della grande Napoli

 

di Rosario Ruggiero

 

Carlo Gesualdo di Venosa

 

Fatti e persone del mondo vengono documentati dalla cronaca più effimera o dalla storia, idealmente eterna. Vivono così di popolarità, una condizione, però, legata purtroppo alle mode ed ai momenti, bizzarra e volubile, per cui può avvenire che fatti e persone di scarso valore possano godere delle sue più grandi simpatie, divenendo di notorietà anche mondiale e capillare, mentre eventi e figure che hanno segnato significativamente l’evoluzione dell’umanità possano ritrovarsi relegati in ambiti per esperti, studiosi o uomini particolarmente colti e sensibili.

È un fenomeno che si manifesta frequentemente nell’arte, dove forme un tempo assai in auge vivono alti e bassi epocali e così i loro artefici. Si pensi alla pratica del mosaico, dell’affresco, al poema epico ed al poema eroicomico, alla sestina lirica, al sirventese, alla villanella, al canto gregoriano, ad una infinità di danze antiche, alla letteratura musicale per strumenti oramai desueti, come la viella o il liuto, e ad una schiera di autori, ai più oggi ignoti, letteralmente interminabile.

Una delle forme musicali più preziosa, anticamente molto praticata e foriera di importanti sviluppi per l’arte dei suoni è stata il madrigale. Già nel XIV secolo annoverava  i suoi primi esponenti. Fu forma vocale a più voci, con o senza accompagnamento di altri strumenti musicali, talvolta anche esclusivamente strumentale. Particolarmente attento al testo poetico ed alla sua migliore sottolineatura musicale, si avvalse di rime di uomini di penna anche massimi come Petrarca, Boccaccio, Ariosto o Bembo. Fu creato per gli usi e le occasioni più svariati. Un tassello non certo trascurabile nella evoluzione dell’arte dei suoni.

Tra i suoi rappresentanti più significativi, a Napoli, Carlo Gesualdo di Venosa, rampollo di inclita schiatta che si faceva addirittura risalire ai re normanni, nipote di san Carlo Borromeo, del cardinale Alfonso Gesualdo, nonché principe di Venosa e signore di ricchissimi feudi.

Nato agli inizi della seconda metà del Cinquecento, amico di Torquato Tasso, sposò Elena d’Este, nipote di Alfonso II, duca di Ferrara, non prima di essere convolato a nozze con Maria d’Avalos a causa del tradimento della quale con il nobile Fabrizio Carafa, Gesualdo si era già macchiato dell’atroce assassinio dei due.

Arte musicale, la sua, emotivamente intensa, tecnicamente esplorativa, portatrice di procedimenti arditi ed innovativi, anche esasperati, e di una forte espressività talvolta tormentosa, talvolta gioiosa, con risultati che complessivamente lo avvicinano per complessità formale al barocco e per ricchezza espressiva al romanticismo, in una predilezione della musica sulla parola che gli faranno anche scegliere testi artisticamente meno pretenziosi e nobili.

Morì nel 1613, lasciandoci oltre cento madrigali a cinque voci e pagine di ispirazione sacra. La sua presenza, ormai da ben mezzo millennio, a dispetto di mode e tendenze, resta di chiaro rilievo nella storia della musica.

 

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