Fatti e personaggi della grande Napoli

 

La Biblioteca Nazionale di Napoli

di Rosario Ruggiero

 

Circa un milione ed ottocentomila volumi a stampa, ventimila manoscritti in volume, cinquantamila cinquecentine, settemila stampe e disegni, nonché seimila carte geografiche storiche, oltre centocinquantamila documenti sciolti appartenenti a carteggi ed archivi privati, quattromilacinquecento incunaboli e ventunomilacinquecento fotografie di fondi fotografici storici, queste le straordinarie cifre, oramai da tempo, della Biblioteca Nazionale di Napoli, la terza d’Italia, nella quale sono pure incluse una preziosissima raccolta di manoscritti miniati e le opere autografe di eminenti personaggi come Giacomo Leopardi, San Tommaso, Torquato Tasso, Gian Battista Vico e tanti altri ancora. In aggiunta vi si trova anche la più antica biblioteca arrivata fino ai nostri giorni, ben millesettecentottantotto papiri provenienti dalla villa dei Pisoni di Ercolano seppellita dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Una magnifica istituzione, incontestabilmente, allora, la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III (questo il suo nome ufficiale completo), che ha i suoi prodromi materiali già nel 1777, con l’inizio, per volontà di Ferdinando IV di Borbone, del Real Museo Borbonico, a raccogliere le collezioni artistiche, archeologiche e bibliografiche già ospitate nella Reggia di Capodimonte. A costituirne il primo nucleo fu la celebre biblioteca farnesiana, trasferita da Parma a Napoli, di Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, ed altri libri ancora. Al 1784 risale l’inizio del trasloco da Capodimonte. Il 13 gennaio 1804, l’apertura ufficiale al pubblico. Poi, via via nel tempo, un succedersi di nomi diversi, da Reale Biblioteca di Napoli a Reale Biblioteca Borbonica, a Biblioteca Nazionale, un continuo incremento del prezioso patrimonio librario custodito e, nel 1922, il trasferimento, in virtù soprattutto dell’interessamento di Benedetto Croce, nel Palazzo Reale di piazza del Plebiscito, con l’inaugurazione di Vittorio Emanuele III avvenuta il 17 maggio 1927. Da oltre due secoli, allora, un ulteriore tesoro che la città di Napoli accoglie e tutela, un monumentale ed impagabile ricettacolo di rarità letterarie e soprattutto di documenti assolutamente unici che, se confrontata all’efficace capacità di organizzare e valorizzare al meglio le proprie risorse, anche se esigue, di tante altre città, non può non suscitare spontanea la speranzosa visione di una realtà purtroppo oggi ancora mancante, eppure auspicabilissima, quella della nascita di centri di studio, dell’istituzione di conferenze regolari, di convegni periodici con esperti da tutto il mondo, e quanto simile, dedicati a Giacomo Leopardi, Gian Battista Vico, San Tommaso e qualunque altro dei tanti importantissimi personaggi di cui la Biblioteca Nazionale di Napoli conserva le opere manoscritte, nessun altro luogo migliore di essa essendo evidentemente idoneo a permetterne lo studio e favorire la divulgazione della formidabile opera. Al tempo stesso, sarebbe certamente un’ ulteriore occasione di turismo di rango, per Napoli, ma soprattutto un doveroso e sempre più atteso rilancio di immagine e motivo di più equa valutazione di questa città da parte del mondo intero.

 

Condividi su Facebook