Fatti e personaggi della grande Napoli

 di Rosario Ruggiero

 

Luigi Vanvitelli

 

Se è vero che ogni uomo è anche fortemente frutto del proprio patrimonio genetico, e ogni artista dell’epoca e dei luoghi vissuti, origini nordiche ed una vita condotta nell’Italia del Settecento, particolarmente a Napoli, se felicemente nutrite di genialità, non potranno che dare eccellenti risultati in una disciplina, come l’architettura, che unisce armoniosamente precisione settentrionale e vivida sensibilità mediterranea.

Così fu per Luigi Vanvitelli.

Figlio dell’olandese Gaspar Van Wittel (pittore nato ad Amersfoort, nel 1655, poi trasferitosi nella nostra penisola, che visitò ampiamente unendo una formazione iniziale olandese ad esperienze ed evoluzioni italiane fino a terminare i suoi giorni a Roma, nel 1736, da qui l’italianizzazione del cognome), Luigi nacque a Napoli nell’anno 1700 e si spegnerà a Caserta nel 1773. Ancora bambino, già padroneggiava le regole del disegno, ventenne dipingeva, a fresco e ad olio, nella capitale, quindi ad Urbino restaurava palazzi e costruiva chiese per poi operare anche ad Ancona e Perugia.

Ma sarà nella sua città natale, e nei pressi di questa, che trionferà maggiormente la sua creatività, con lavori come il Foro e l’Acquedotto Carolino, chiese, la caserma al ponte della Maddalena, villa Campolieto ad Ercolano, i ponti di Eboli, di Benevento, la Colonia di San Leucio e la straordinaria Reggia di Caserta, giustificando ampiamente la bella opinione espressa dall’autorevole Roberto Gabetti secondo cui: «La sua attività di architetto aulico è quindi completata da una meravigliosa serie di opere che diremo oggi di ingegneria: lato non secondario di una creatività prodigiosa, in cui le esperienze di una grande scuola, e la perfezione di tecniche lentamente elaborate ed esattamente sperimentate, si unirono nelle concezioni vive e splendidamente sintetiche di un grande architetto».

 

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