Fatti e personaggi della grande Napoli

Raimondo di Sangro, principe di Sansevero

di Rosario Ruggiero

Tre secoli fa un personaggio particolare si aggirava per le strade di Napoli. Era Raimondo di Sangro, “…uomo di vasto, versatile e strano ingegno… versatissimo nelle scienze fisiche, chimiche, artistiche e militari, conobbe le lingue greca, ebraica, siriana e arabica… avido di intraprendere, impaziente di compiere, curioso d’investigare…”, come lo descriverà, anni dopo, Gennaro Aspreno Galante. Di illustri, antichissime origini, Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, nasceva il 30 gennaio 1710, nella pugliese Torremaggiore, da Antonio, pecora nera della nobile, valorosa schiatta, e Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei duchi di Laurenzana. Orfano di madre già a pochi mesi dalla nascita, e sostanzialmente anche del padre, che in virtù di un carattere turbolento e cruento passerà dalla latitanza ad una imposta vita conventuale, il piccolo verrà quindi affidato ai nonni paterni e con questi si trasferirà nella magnifica abitazione napoletana in piazza San Domenico Maggiore. Ingegno notevole, studierà nella più prestigiosa scuola dei suoi tempi, il “Collegio dei Gesuiti” di Roma, imparando più lingue e svariate altre materie. Si distinguerà poi anche in campo militare. Principe a soli sedici anni, sposerà felicemente la cugina Carlotta Gaetani dell’Aquila d’Aragona, dalla quale avrà otto figli, ma dove darà miglior prova di sé sarà in campo intellettuale, con la sua celebre cappella, pubblicazioni di libri suoi ed altrui, nonché straordinarie ricerche, scoperte ed invenzioni, dal “palco girevole”, geniale trovata d’ingegneria in occasione di una manifestazione nel cortile del Collegio dei Gesuiti di cui il giovane Raimondo era ancora studente, che rese incredibilmente possibile, con argani, ruote e corde, ridurre le dimensioni di un palco sì da poter permettere, dopo una rappresentazione teatrale, un ampio spettacolo equestre, alla creazione di un archibugio più leggero e potente di quanti fino ad allora in uso, e similmente di un cannone. Da una sorta di cera realizzata senza api, a nuovi tessuti, anche sorprendentemente impermeabili. Da originali rimedi farmacologici, a studi intorno al celeberrimo miracolo del sangue di San Gennaro. Da spettacolari giochi pirotecnici, a pietre preziosi artificiali, macchine idrauliche, straordinari orologi, una carrozza anfibia, innovazioni tecniche di produzioni pittoriche, nuovi metodi tipografici, carte speciali, un “lume perpetuo”, praticamente inestinguibile, due ricostruzioni su scheletro del sistema cardiovascolare di un uomo e di una donna gravida che diedero anche luogo alla macabra leggenda dell’avvelenamento di due servi per iniezione di un liquido che ne avrebbe poi consolidato il sistema arterioso e venoso, ed altro ancora. Infine la sensibile cura per la sua celeberrima cappella, ricettacolo di arte, ma pure di esoterico simbolismo, con il suo “Cristo velato”, eccezionale scultura di Gesù esanime ricoperto da un velo, capolavoro di Giuseppe Sanmartino tale da far sospirare ad Antonio Canova che avrebbe dato dieci anni della sua vita per essere l’autore di tale meraviglia, la “Pudicizia velata”, il “Disinganno”, con la suggestiva rete scolpita che riveste la figura maschile, ed altro ancora. Un eccezionale monumento nel pieno centro storico di Napoli, la cappella di Sansevero, che mantenendo vivo il nome di Raimondo di Sangro, mantiene soprattutto ancor oggi vivo l’esempio di un certo tipo di uomo colto ben presente in epoche anche precedenti a quella, oggi purtroppo sempre più raro, in virtù di un arido tecnicismo che si accontenta della conoscenza tecnica specifica di qualsivoglia esperto giustificandone l’ignoranza anche vergognosa in tanti altri ambiti, perdonando così, per esempio, ad un medico angustia di sentimento artistico e povertà di cognizioni letterarie, filosofiche, musicali o più ampiamente scientifiche, e similmente ad un ingegnere o ad un programmatore di elaboratori elettronici. Eppure, come nella formazione di un atleta si riconosce l’importanza di uno sviluppo fisico armonioso anche se la disciplina da lui praticata predilige particolarmente alcune parti del corpo, come un singolo braccio per il tennista o le gambe per il podista, così nello sviluppo intellettuale di ogni individuo gioveranno non poco alla sua creatività originale, alle sue capacità di comprensione ed elaborazione e certo alla sua migliore realizzazione umana, le competenze più varie. Questo, forse, il messaggio ed il monito più importante che ai giorni nostri questa straordinaria cappella, ricordando e testimoniando l’eccellente ingegno e lo squisito gusto di Raimondo di Sangro, dal cuore storico della città di Napoli, con silenziosa nobiltà, continua a lanciare al  mondo intero.


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