Fatti e personaggi della grande Napoli

di Rosario Ruggiero

 

Giuseppe Sammartino

Infiniti e diversi i valori che le opere d’arte, attraverso il potente strumento dell’emozione, sono in grado di veicolare, divenendo occasione di riflessione rilevante che stimola il nostro giudizio non solo estetico, ma anche civile e di altra sorta. Così, visitando a Napoli la Cappella del principe di Sansevero, al cospetto di un incontestabile capolavoro come il “Cristo velato”, eccezionale manufatto che fece dichiarare ad Antonio Canova che avrebbe dato dieci anni della sua vita per esserne stato l’artefice, l’irrefrenabile ammirazione per l’opera (la riproduzione delle spoglie di Gesù coperte da un velo, pretesto per un virtuosismo scultoreo di incredibili suggestioni di trasparenza) non può che attirare irrevocabilmente l’attenzione sull’artefice,Giuseppe Sammartino, e, conseguentemente, sulla paradossale, ingiustificabile scarsa notorietà generale delle sue altre, pur numerose, opere ancora oggi felicemente esistenti, visibili ed ammirevoli, un paradosso che fa esordire l’autorevole “Grande dizionario enciclopedico” dell’Unione Tipografico-Editrice Torinese, alla specifica voce dedicata al settecentesco scultore napoletano, con la mortificante frase: «Benché scarsi siano i dati sulla sua vita e poco indagata l’opera, il Sammartino può considerarsi il più importante scultore in marmo del secolo XVIII a Napoli».

Nato nel capoluogo campano nell’anno 1720, e qui spentosi nel 1793, allievo, con ogni probabilità, di Felice Bottiglieri, Giuseppe Sammartino è autore di figure in legno policromo per il Museo Nazionale di Monaco, per il partenopeo Museo di San Martino, ammirevolissime, e delle collezioni Gatti Farina e Catello; ancora, nella sua città, di ritratti negli edifici ecclesiastici di Santa Restituta, del duomo e di Santa Chiara, di quattro statue e dei putti di due cappelle della Certosa di San Martino, grandi figure allegoriche, in stucco, presso i pilastri della crociera dell’Annunziata, il monumento al principe di San Nicandro in Santa Maria della Stella, le figure di Mosè e Aironne unitamente al completamento di quelle dei santi Pietro e Paolo sulla facciata della chiesa dei Girolomini, e due candelabri con figure di angeli all’interno dello stesso edificio. Numerose anche altre attribuzioni che gli vengono fatte.

Un patrimonio artistico, quindi, generoso e significativo che, al valore intrinseco dell’opera, e proprio in virtù di questo, aggiunge prepotentemente la clamorosa denuncia, a nostro disdoro e danno, di iniquità culturale, da rimuovere assolutamente quanto prima, iniquità che, come per Sammartino, è ancora attualmente perpetrata nei confronti di ingegni, e di loro risultati, straordinariamente esemplari, alcuni ancora autenticamente sconosciuti, altri, purtroppo, scandalosamente poco “indagati” e divulgati.

E sono artisti, filosofi, scienziati, uomini di pensiero ed uomini di azione, la cui doverosa conoscenza cambierebbe sensibilmente la nostra attuale visione del mondo e sicuramente gioverebbe al miglior sviluppo dei nostri attuali valori, per più versi ben discutibili.

Un merito aggiunto, questo della straordinaria opera di Giuseppe Sammartino di denuncia di una vergognosa ignoranza collettiva su se stessa e sul suo eccellente autore, unico che, rimosso, sarebbe in grado di dare ancor più fulgore a tanto encomiabile magistero.

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