Fatti e personaggi della grande Napoli di Rosario Ruggiero

 

Rarità scientifiche

 

Non di rado i risultati umani sono il prodotto di più elementi in gioco, come ad esempio capacità e competenza. Dante Alighieri, Galileo Galilei, Albert Einstein, Giacomo Leopardi, Ludwig van Beethoven, Wolfgang Amadeus Mozart, Aristotele, Arthur Schopenhauer o Immanuel Kant certo non sarebbero stati i geni che riconosciamo senza opportuna intelligenza e sensibilità, ma neppure, con tutta l’intelligenza e la sensibilità di questo mondo, senza opportuna competenza specifica. Che, ad esempio, proprio Albert Einstein avesse intelligenza in buona quantità è difficilmente confutabile, né c’è dubbio che avesse sensibilità per la musica, giacché amava suonare il violino, ma evidentemente non era in possesso di sufficiente tecnica specifica e la sua semplice passione, ed il  suo ben ampiamente dimostrato acume, decisamente non sono bastati, purtroppo, a farne un novello Paganini. Tutti sanno, infatti,  che in un prodotto matematico, se uno dei due moltiplicatori è nullo, o praticamente nullo, il risultato sarà uguale a zero o minimo.

Così, nel mondo del commercio, il miglior prodotto potrà non trovare acquirenti se pubblicizzato male o non promosso per nulla, o comunque essere venduto meno di un altro dalle qualità finanche discutibili ma sapientemente propagandato. È una lezione che ci viene quotidianamente dalla cultura contemporanea, tanto assetata di lucro e di successo, e da civiltà abbastanza recenti in grado di portare all’apice della produzione industriale mondiale e di invadere il mercato dell’intero nostro pianeta con straordinario successo persino semplicemente utilizzando bevande dal calore meno appetibile possibile (il nero) e salubrità dubbia, oppure capaci di far proliferare sorprendentemente rivenditori di panini imbottiti dozzinali nella patria, notoriamente, di una delle migliori cucine del mondo per qualità, varietà, gusto e fantasia.

Anche in ambito agonistico capacità fisiche senza volontà, volontà senza opportune capacità fisiche, o entrambe senza giusta tecnica, non fanno necessariamente un campione.

A questo punto, che Napoli abbia cultura a iosa, e nei più svariati campi (filosofia, arte e scienza), è facilmente palpabile per chiunque abbia anche un minimo di seria ed autentica conoscenza della città, della sua millenaria storia e dei suoi migliori personaggi. Ma altrettanto nota è la sua ben scarsa capacità di organizzarsi, tutelarsi e promuoversi. Insomma talento altissimo, organizzazione praticamente nulla. Così ogni giorno si vedono saltar fuori meraviglie culturali dalla gloriosa città del Vesuvio, ogni giorno rimanendo perplessi e rattristati osservando una potenzialità eccezionale restare tale, quando non tristemente languire.

Proprio ultimamente, in occasione di un importante evento cittadino legato alla divulgazione scientifica, il capoluogo campano ha messo in mostra insospettabili rarità della didattica e della sperimentazione. Ben sei scuole storiche della città (i licei “Vittorio Emanuele II”, “Gian Battista Vico”, “Pasquale Villari, e gli istituti “Della Porta - Porzio”, “Elena di Savoia” ed “Alessandro Volta”) hanno sciorinato antiche strumenti scientifici di altissimo pregio da una collezione complessiva che conta centinaia e centinaia di esemplari, alcuni provenienti dal gabinetto di fisica del re Ferdinando II, altri unici, o quasi unici, al mondo, come il pantelegrafo dell’abate Giovanni Caselli, sorta di fax ante litteram, che nel lontano 1856 già consentiva la trasmissione e la ricezione di disegni, e ancora preziosi esemplari di apparecchi telegrafici, pistole di Volta, bottiglie di Leida, elettroscopi a foglie d’oro, antichi scritti, un ponderoso corpo librario, raccolte di minerali, fossili, persino animali imbalsamati di specie estinte.

E notevolissima è stata l’affluenza all’esposizione di esperti, semplici curiosi e studenti, affascinati da un patrimonio certo preziosissimo eppur così poco ordinariamente divulgato. Un patrimonio che, insegnando la storia e le scienze, addita prepotentemente, con l’ingrata ignoranza che lo circonda, a ogni spirito opportunamente sensibile, anche un’odierna, piaga sociologica dei nostri luoghi, depositando in fondo all’animo, unitamente ad ammirazione e stupore, un imprescindibile, doloroso velo di amarezza.

 

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