Fatti e personaggi della grande Napoli

Ruggero Leoncavallo 

di Rosario Ruggiero

 

 

Fu a Montecatini Terme, il 19 agosto 1919, che diede l’ultimo respiro Ruggero Leoncavallo, operista. Era nato a Napoli, il 23 aprile 1857, e qui coltivò la sua formazione musicale, al conservatorio “San Pietro a Majella”, ma pure ebbe robusta formazione letteraria seguendo anche lezioni tenute da Giosuè Carducci e laureandosi in lettere, sicché fu autore sia di musiche che di libretti. Discendente di una famiglia nobile di campagna delle Puglie, il padre era magistrato, fanciullo fu in Calabria, a Montalto Uffugo, presso Cosenza, dove conobbe a un delittuoso fatto di cronaca, un omicidio per gelosia, che il genitore ebbe a giudicare, e che gli sarà ispiratore della sua opera più nota: “Pagliacci”. Napoli ha dato moltissimo al patrimonio musicale dell’umanità, non di meno nello specifico ambito operistico, con forme nuove, eccellenti cantanti e significativi autori, più o meno in ogni epoca, dagli inizi di questo particolare genere musicale ai giorni nostri. Sul finire dell’Ottocento, in Italia, si andò affermando un nuovo movimento culturale, principalmente letterario, in qualche misura di ispirazione francese, che nei contenuti e nelle modalità espressive aderisse massimamente alla realtà. Era il verismo, una maniera di produrre arte che nascesse dalle cose stesse e da una esattezza accurata di osservazione e di rappresentazione. Il fenomeno attecchì anche nel mondo musicale, ed autori come Giacomo Puccini e Pietro Mascagni, abbracciando il dettato verista, diedero luogo a quella che chiamarono “Giovane Scuola”. Napoli non fu da meno, così che il gruppo poté annoverare il contributo anche di Umberto Giordano e di Francesco Cilea, musicalmente formatisi proprio nella città del Vesuvio, oltre a quello di Ruggero Leoncavallo, seppur questi, forse anche per la più ampia formazione scolastica non esclusivamente musicale, non riscuoteva la simpatia di tutti i suoi colleghi che amavano storpiarne il cognome in “leon…asino” o motteggiarlo con l’indovinello “bestia il primiero, bestia il secondo, bestia l’intero”. Ma tra le opere veriste più significative resta proprio “Pagliacci”, rappresentata per la prima volta a Milano, al teatro Dal Verme, nel 1892, sotto la direzione di Arturo Toscanini, che nel prologo esprime un autentico manifesto verista, dichiarando la sua diversità da modalità creative più fantasiose, con le parole “L’autore ha cercato invece pingervi uno squarcio di vita… Ed al vero ispiravasi”. E sarà proprio l’aria “Vesti la giubba”, da “Pagliacci”, nella registrazione di Enrico Caruso, fatta nel lontano 1904, il primo disco al mondo a vendere l’ancor oggi invidiabilissima cifra di ben un milione di copie.

 


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