Fatti e personaggi della grande Napoli

Salvo D'Acquisto


di Rosario Ruggiero

 

Che l’istinto di sopravvivenza sia una istanza fortissima nell’uomo, è cosa pacifica e banalmente dimostrabile. Quante persone si lancerebbero da centinaia di metri di altezza. Quanti oserebbero fronteggiare un treno in corsa? 

Eppure alcuni individui, in particolari momenti della propria vita, sentono l’esigenza di togliersi la vita, taluni arrivando anche a farlo. Altri, più blandamente, si ostinano, consapevolmente, a rovinare la propria salute con vizi ed abusi, fumo, alcol, droga, e quanto più. 

È allora d’obbligo pensare che esiste una istanza che riesce ad essere ancor più forte dell’istinto di sopravvivenza individuale. È l’istinto di tutela del gruppo. 

Ogni individuo tende a salvaguardare quanto più se stesso, ma quando si sente, a torto o a ragione, inadeguato o dannoso al gruppo, inclina ad annientarsi, e nella psiche si ingenera via via frustrazione, depressione, inclinazione all’isolamento, istinto suicida. Forse per questo disprezzare una persona si dice anche… mortificarla. 

La tutela di se stessi è un atto con forte componente egoistica, la tutela del gruppo è un atto maggiormente altruistico. 

Ma il disprezzo della propria vita non trova origine solo da sentimenti di inadeguatezza al gruppo, può nascere anche da estrema generosità. È quella dei martiri, degli eroi ed, in misura minore, di artisti, scienziati ed altri uomini di ingegno quando impiegano il proprio tempo e la propria vita alla ricerca, anche ostinata, di risultati che possano migliorare l’umanità. È un atteggiamento di altissimo valore civile. E Napoli, che ha elargito uomini di ingegno non comune nei più vari campi, non si è tirata indietro nel dare anche begli esempi di tutela del gruppo con sprezzante, esemplare dono della propria vita. 

Tra questi, Salvo D’Acquisto, nato il 15 ottobre 1920, studi regolari, fino al liceo, nel 1939 l’arruolamento nell’arma dei carabinieri, l’anno dopo la partenza come volontario per la guerra in Libia, quindi l’assegnazione, come vicebrigadiere, presso Roma, quando, a causa dello scoppio di un ordigno, due militari tedeschi morirono e due rimasero feriti. Da qui la rappresaglia dell’esercito straniero che prese a caso ventidue persone destinandole alla fucilazione, ed il gesto eroico di D’Acquisto che, proclamandosi unico responsabile, barattò la propria vita con quella degli ostaggi. 

Fu impietosamente giustiziato. 

Era il 23 settembre 1943. Non aveva ancora compiuto ventitré anni! 

Le sue ultime parole riferite furono “Viva l’Italia!”, un grido che oggi più che mai giunge monito a quanti, per ignoranza, malafede o deplorevole ingenuità civile, si affaccendano per la disgregazione del Paese. 

L’ammirato resoconto dei militari tedeschi, all’indomani dell’efferata esecuzione, giunga invece ammonimento imperituro a quanti, di Napoli, vogliono vedere solo inettitudine, degrado e delinquenza: «Il vostro brigadiere è morto da eroe. Impassibile anche di fronte alla morte».       


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