Fatti e personaggi della grande Napoli

Alberto Curci

di Rosario Ruggiero

Una vita interamente dedita ad una encomiabile attività, come per esempio all’esercizio della musica, si riconosce essere chiaramente ispirata da una vocazione; ma quando a questa vocazione si affianca l’entusiasmo indefesso per il dono alla collettività in termini più ampiamente divulgativi e pedagogici, allora quell’esistenza si tinge di un’aura filantropica che non può che nobilitarla ulteriormente ed additarla più insistentemente a splendido, imperituro esempio per l’intera umanità.

 Ed è quanto spetta ad Alberto Curci, violinista, compositore, didatta, editore e mecenate. Nacque a Napoli, il 5 dicembre 1886, vi morì nei primi giorni di giugno del 1973. Fu educato all’arte violinistica da Angelo Ferni, fino a diplomarsi, non ancora ventenne, al conservatorio “San Pietro a Majella” della sua città. Ma i suoi studi non finirono qui, e già l’anno dopo era a Berlino, su invito del pianista Eugen d’Albert, ragguardevole allievo di Franz Liszt, che ascoltatolo a Napoli ne aveva riconosciuto le virtù, e si perfezionava con Joseph Joachin, inclito virtuoso, già collaboratore di Mendelssohn, Liszt ed, in particolar modo, di Brahms. Il giovane musicista napoletano svolgerà quindi apprezzata attività concertistica per il mondo.

Il più stretto contatto della famiglia Curci con l’arte dei suoni aveva avuto inizio con il nonno di Alberto che aveva intrapreso una attività di vendita di strumenti musicali, diventerà poi anche editoriale a partire dalla pubblicazione dell’operetta “Liebesboykott” (“Guerra d’amore”), scritta proprio da Alberto, su libretto di Johannes Budendey, rappresentata ad Amburgo nel 1910, lavoro che contribuì all’affermazione del teatro musicale comico italiano all’estero. Alberto Curci ne comporrà ancora, ma pure concerti per violino ed altre composizioni varie, tra cui deliziosa musica per i più giovani studenti. Scrisse pure opere di più stretto carattere tecnico, per apprendere l’arte di suonare il violino e gli elementi teorici della musica, traducendo e pubblicando anche trattati di concertisti massimi come Carl Flesh, Joseph Szigeti ed Alfred Cortot. Ma pure svolse materialmente attività didattica insegnando violino a Palermo, a Parma, quindi a Napoli, nel conservatorio che lo aveva diplomato, per più decenni. Nel 1919, con il fratello Alfredo e con il musicista Oreste De Rubertis, dava vita alla società “Amici della Musica”, sovvenzionata dalla casa editrice Curci, unendo all’impegno divulgativo musicale editoriale quello dell’ascolto in concerto di eminentissimi maestri di chiara fama storica e mondiale, talvolta anche per la prima volta in Italia, e di compositori contemporanei. Nel 1966, instancabile ottantenne, dava luogo alla Fondazione Curci, promuovendo non solo concerti, ma concorsi di esecuzione, tra cui un prestigioso concorso violinistico internazionale, e di composizione, di liuteria e di saggistica musicale. Diresse dal 1947 fino ai suoi ultimi giorni la Rassegna Musicale Curci. Numerosi i riconoscimenti, italiani e stranieri, ed i ruoli istituzionali che ebbe a ricoprire.

Con lui scompariva una figura di musicista che purtroppo oggi non può che essere definita “d’altri tempi”, la quale alla perizia esecutiva ed alla sensibilità musicale affiancava una completa formazione musicale di compositore, l’attenzione per i più giovani allievi, la genialità di composizioni semplici ma gradevolissime, una proficua capacità di insegnamento,  «un importante didatta con il merito pedagogico di una attenzione al primo approccio allo strumento, abbracciando scoperte fisiologiche più moderne, al tempo stesso educando alla musicalità da subito con composizioni facili, piacevoli ed espressivamente assai varie, colmando in tal modo meritoriamente una lacuna non da poco giacché i precedenti insegnanti erano inclini a prestare ben maggiore, se non addirittura esclusiva, attenzione a momenti didattici successivi», come sottolinea Armando Notari, violinista e didatta.

Una figura, insomma, come Florestano Rossomandi, Paolo Denza, Emilia Gubitosi, Franco Michele Napolitano ed altri. Personaggi che sembrano di un tempo assai antico, eppure, a ben pensarci, operavano a Napoli solo poco più di cinquanta anni fa.

 

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