Fatti e personaggi della grande Napoli di Rosario Ruggiero

 

Pietro Catauro

 

Smodato culto degli oggetti? Smania di ostentazione? Desiderio di possesso?

Qualunque siano i motivi generatori, non si potrà negare che, sicuramente, se ben esercitata, l’attività di collezionista realizza una funzione culturale di primo ordine.

Ai collezionisti, infatti, ed alle loro amorevoli cure, si devono documentazioni spesso impagabili, non di rado insostituibili. Ed è un’attitudine, quella di raccogliere cimeli, che si può tranquillamente manifestare anche in giovane età, e per i più vari motivi, come accaduto a Pietro Catauro che, sentendo da bambino risuonare per casa la bella voce della madre, consueta interprete domestica di antiche melodie, cominciò, per farle piacere, a comprare dischi di canzoni del passato.

Fu la scoperta di un mondo nuovo ed affascinantissimo, un universo di voci e brani che ne fa ancora oggi un tenace estimatore di Pasquariello e di Gilda Mignonette.

Da allora è passato circa mezzo secolo ed oggi la collezione di questo inarrestabile melomane annovera ben quarantacinquemila brani del repertorio classico napoletano. Una passione subito acuita dal suo giovanile trasferimento, dalla Campania al Friuli, e coltivata anche grazie all’acquisto fatto, in procinto della partenza, dell’Enciclopedia della Canzone Napoletana di Ettore De Mura, fondamentale per lo sviluppo delle sue ricerche e per le sue prime acquisizioni bibliografiche.

I reperimenti dei libri specifici e delle incisioni discografiche sono avvenuti sostanzialmente a Napoli, ad ogni suo rientro, presso librerie antiquarie, mercatini, negozi, amici, attraverso pazienti esplorazioni di soffitte e scantinati, ma pure in virtù di scambi con altri collezionisti di altre città per mezzo di comunicazioni informatiche.

Oggi, per immaginabili motivi di spazio, la ponderosa raccolta è tutta digitalizzata.

Tra i reperti più cari e preziosi, un’incisione discografica di Eduardo De Filippo che canta “Na sera ’e maggio”, Mimì Maggio, padre di Dante, Pupella e Beniamino, che interpreta “L’arte d’’o sole”, e quella che con ogni probabilità è la prima incisione assoluta di “’O sole mio”.

Ma forse, su tutti, il cimelio preferito resta la registrazione, del 1951, della voce di Gilda Mignonette nella canzone”Povero cafunciello”, del musicista Giuseppe Cioffi su testo del figlio Luigi. Il documento ha un valore speciale, come ci illustra lo stesso Catauro.

«Gilda Mignonette, residente oltreoceano, veniva regolarmente in Italia. Dopo una lunga proibizione americana ad esibirsi, per simpatie politiche italiane dell’artista non gradite nel nuovo mondo, la cantante giunge nella nostra penisola dove incide “Anema e core”, “Malafemmena” e quattro brani di Cioffi tra cui “Povero cafunciello”. L’intenzione era di stampare poi, su disco, la registrazione in America, ma qui il divieto continuava. Dopo poco l’artista morì. Degli altri cinque brani, malgrado i miei studi e le mie ricerche, non ho notizia, per questo la registrazione che possiedo ha per me, e certo non solo per me, rilevanza autenticamente enorme».

Il collezionismo ha pure permesso a Catauro di conoscere altri simili appassionati, come Ciro Daniele, con il quale decise di diffondere tante rarità possedute, e Paquito Del Bosco, per il quale impinguò la raccolta dell’attuale Archivio Sonoro della Canzone Napoletana donando ben tremilacinquecento registrazioni.

Anche per questo, proprio lo scorso maggio, il benemerito collezionista ha ricevuto dall’assessore del Comune di Napoli, Nino Daniele, una targa per i suoi chiari meriti di divulgatore del patrimonio musicale partenopeo.

  

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