Fatti e personaggi della grande Napoli

di Rosario Ruggiero

 

Ferdinando Carulli

 

Grandissima civiltà musicale, quella partenopea, creatrice di forme musicali nuove o eccezionale esaltatrice di forme preesistenti, come la canzone classica napoletana, la villanella, la tarantella o l’opera buffa, costruttrice di magnifici prestigiosi teatri, come il superbo “San Carlo”, generatrice di preziose istituzioni come i conservatori di musica, generosa sede formatrice di eccezionali compositori ed insuperabili interpreti, uno per tutti Enrico Caruso, di stilemi tecnici compositivi come la tanto ampiamente usata scala napoletana, produttrice e perfezionatrice di eccellenti strumenti tra cui quel mandolino detto appunto “napoletano”, patria di geni che hanno saputo magnificamente evolvere scritture musicali specifiche come, ad esempio, il grande Domenico Scarlatti per quella clavicembalistica, insomma eterna, meravigliosa realtà culturale del genere umano. Nei suoi interessi non ha trascurato neppure la chitarra, antichissimo strumento di origini esotiche, quindi precipuamente spagnolo, non da molto entrato a pieno diritto tra gli studi accademici e nelle più prestigiose sale da concerto, che, infatti, nel primo Ottocento, epoca di grandi attenzioni per la sinfonia, per l’opera e, nell’ambito della musica da camera, particolarmente per il pianoforte, ricevette vivace impulso ad opera di un prolifico autore e virtuoso interprete nato proprio, il 9 febbraio 1770, nella città del Vesuvio, Ferdinando Carulli.

Avviato allo studio della musica attraverso il violoncello, questo artista si dedicò alla chitarra da autodidatta, sviluppando una brillante carriera concertistica che svolse specialmente a Parigi, dove finirà i suoi giorni il 17 febbraio 1841. Autore di centinaia di composizioni, sia per chitarra sola che con orchestra ed in formazioni cameristiche, fu anche didatta ed autore di un metodo ancora attuale e regolarmente in uso. Contributo, il suo, quindi, certo rilevante per lo sviluppo delle possibilità e dell’esecuzione chitarristica.

Quando, perciò, nell’attento silenzio di una sala da concerto si godrà delle affascinanti suggestioni di una chitarra fascinosamente toccata da uno straordinario virtuoso, quando in quell’orgia di suoni, delirante umanità e trascinante atmosfera di festa che è un concerto di musica rock si sentiranno vibrare le corde di una chitarra elettrica, nell’entusiasmo collettivo che questo tipo di manifestazioni suscita, si voglia ricordare: parte di tutto questo si deve, grazie a Ferdinando Carulli, anche alla città di Napoli.

 

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