Fatti e personaggi della grande Napoli di Rosario Ruggiero

 

Gaetano Bonelli ed il suo “museo antropologico”

 

Non necessariamente la popolarità è misura dell’importanza delle cose, e non di rado figure e fatti meritevoli languono nell’anonimato o nel misconoscimento, né sono immuni da ambasce e difficoltà, per quanto ingiustificabili ed esecrande.

È quanto avviene a Gaetano Bonelli ed alla sua oramai trentennale collezione di documenti storici legati alla civiltà napoletana anche più spicciola. Migliaia di pezzi che vanno da circa cento progetti, anche di firme autorevoli, di opere pubbliche (la Funicolare Centrale, la Stazione Centrale, teatri, edifici ed interi quartieri), al manifesto delle prime elezioni amministrative a Napoli, datato 27 marzo 1861, un albero genealogico del Regno delle due Sicilie risalente al 1855, titoli di viaggio per oltre un secolo di trasporti urbani, locandine del Teatro di San Carlo finanche di epoca borbonica, calendari ottocenteschi, antichi libri rari, autografi di personaggi illustri, manoscritti di argomento politico del periodo garibaldino, medaglie, opere d’arte, antiche matrici di carte da gioco e tanto altro ancora, per questo “museo antropologico”, come ama chiamarlo. Una raccolta iniziata dodicenne o poco più, improvvisamente folgorato, per strada, dall’abbagliante ricchezza culturale della città, varia, profonda e secolare, presente praticamente in ogni angolo.

Scopo di questa collezione, documentare la Napoli più significativa, dai trasporti all’enogastronomia, con testimonianze di ogni sorta, giuridiche, religiose, fotografiche e quanto più, per non dimenticare mai gli innumerevoli primati della civiltà partenopea, con il fine precipuo di un avvicinamento alla città per tutti, abitanti e visitatori, soprattutto ingenui e sprovveduti, che avvenga dal particolare all’universale, dalla quotidianità alla più nobile storicità, un pungolo a sensibilizzare lecito sentimento di appartenenza dei cittadini, reclamare doveroso rispetto ed affermare l’incontestabile dignità civile della città. Da qui un impellente desiderio di diffusione e condivisione di tutti questi documenti e la ricerca, oramai annosa, della loro accoglienza organica in un luogo opportuno, un museo, pubblico o privato, dove possano essere ammirati, studiati, ricordati, perché non resti muto il loro esempio, significativo per ogni altro luogo ed abitante della terra, un museo che sia ben dinamico, vagheggiandone semmai l’apertura anche notturna, la possibilità di assaporarvi cibi, bevande e viverci usanze tipiche della città per un’immersione completa in un universo sicuramente ricco, particolare, affascinante e prezioso.

Ma tra i tanti paradossi della pur meravigliosa città di Partenope,  vi è anche la difficoltà di renderle giustizia, riscattarla, se non valorizzarla, liberarla dall’ignoranza, dalla demonizzazione, dalla gratuita malevolenza di certa diffusa opinione pubblica. Così a Bonelli non sono mancati l’interesse di stampa e televisioni, locali e nazionali, contatti, istituzionali e privati, visite alla sua raccolta, non esclusa quella del primo cittadino, elogi, ammirazione, meraviglia e… promesse! Ma a tutt’oggi concretamente ancor nulla si è mosso.

Sì, non necessariamente la popolarità è misura dell’importanza delle cose e sovente le cose, per quanto belle ed importanti, sono condannate a restare inascoltate, sole, infruttuose, tristemente relegate tra le anonime pareti di una semplice, per quanto sensibile, abitazione privata.

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