PAOLO SORRENTINO TORNA A STUPIRCI

Manuela Rippo

Paolo Sorrentino è uno dei migliori registi italiani. Molto apprezzato anche all’estero, riesce, con la sua filmografia, a dimostrare che il nostro cinema non è morto, sotterrato da una valanga di commediole poco comiche e molto patetiche. Nonostante la giovane età (41 anni) ha già diretto diversi capolavori, come L’uomo in più, Le conseguenze dell’amore, L’amico di famiglia, Il Divo e l’ultimo This must be the place. Toni Servillo, napoletano come il regista, è il suo attore feticcio. A suo agio in ogni personaggio, riesce con la sua mimica facciale ed i suoi silenzi ad interpretare personaggi complessi e solitari.

L’ultima fatica del regista partenopeo, lo vede dirigere il premio Oscar Sean Penn, in un drammatico road movie che evidenzia tutta la sua genialità. Fotografia impeccabile, colonna sonora perfettamente adeguata ed una sceneggiatura che, nonostante alcune lacune e qualche punto in sospeso, è eccezionale.

La depressione e la perdita di un sé mai trovato, perché mai cercato, rapisce lo spettatore che parte per un viaggio catartico insieme al protagonista. Cheyenne è una rock star in pensione, un Peter pan che deve crescere in un mondo che non va al suo stesso ritmo e che non rispetta le sue regole. Cheyenne ha paura di crescere, imprigionato nella maschera costruita trent’anni prima, vaga trascinandosi se stesso prima in un carrello della spesa e poi in un trolley. Riuscirà a diventare un uomo quando porterà a termine l’impresa iniziata dal padre, ovvero trovare e punire il criminale nazista che lo aveva umiliato.

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