RASPUTIN

Il quinto lungometraggio del regista piemontese Louis Nero, che ho avuto il piacere di vedere in anteprima martedì sera alla presenza del regista e del critico cinematografico Valerio Caprara, mi ha affascinato e deluso contemporaneamente, come solo un vano tentativo di sperimentazione interessante ma non riuscita poteva fare.

Il film ricrea le ultime ore di uno dei personaggi più mistici e tenebrosi del secolo scorso, Grigorij Efimovič Rasputin. Prima contadino, poi monaco penitente, Rasputin divenne il consigliere dello Zar di Russia, Nicola II, nonché la persona più influente a Pietrogrado per i suoi “poteri” curativi ed i suoi consigli. La sua posizione alla corte dei Romanov gli costò la vita per mano di un gruppo di aristocratici.

Gli occhi ipnotici di Francesco Cabras rispecchiano tutto il mistero e la dannazione del “Santo Demonio”, la sua spiritualità enigmatica e controversa esaltata nelle contrapposizione cromatica tra interni ed esterni e nella colonna sonora. Quello di Nero è un film che vuole esaltare l’intrinseco valore rappresentativo e narrativo delle immagini, evocando il cinema delle origini stile Griffith e la pittura del Caravaggio. L’assenza di dinamismo, l’invadenza dello split screen e la semplicità del linguaggio penalizzano la storia, lasciando agli spettatori un film senza poesia.

 

MANUELA RIPPO