PREMI OSCAR 2012

 

Manuela Rippo

L’appuntamento cinematografico più atteso dell’anno si è concluso con poche sorprese e troppe scontatezze “politically correct”. Domenica 26 febbraio, nell’emblematico Kodak Theatre di Los Angeles, l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha premiato con le famose statuette, disegnate per la prima volta nel 1928 dall’Art Director della MGM, Cedric Gibbon, film ed attori. 

Ben 5 Oscar a The Artist come miglior film, migliore attore protagonista, Jean Dujardin, migliore regia, Michel Hazanavicius, miglior colonna sonora e miglior costumi. Come potevano gli Academy non far trionfare un film sugli albori del cinema americano, interamente girato negli studios hollywoodiani, che evoca gli anni in cui le star erano divinità lontane e idolatrate, genuine e spensierate sotto chili di brillantina e lacca. Non è un caso che il regista abbia ringraziato, per ben tre volte, il Billy Wilder di Viale del Tramonto, dal quale si è evidentemente ispirato. 5 premi anche all’Hugo Cabret di Martin Scorsese che, come previsto, vince solo i premi tecnici: effetti speciali, missaggio e montaggio sonoro, fotografia e scenografie, ultimo premio andato alla coppia italiana Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo che hanno dedicato il loro terzo Oscar all’Italia.

Miglior attrice protagonista Maryl Streep al suo terzo premio, stavolta “rubato” alla più meritevole e mai premiata Gleen Close per la sua perfomance in Albert Nobbs. Scontati e forzati anche i premi ai miglior attori non protagonisti Octavia Spencer per The Help e Christopher Plummer per Beginners. Sulla scia del politicamente corretto va il premio al miglior film straniero Una Separazione, sceneggiato, diretto e prodotto dall’iraniano Asghar Farhad. Eccezionale lungometraggio girato in una Teheran maschilista e teocratica, così lontana e sconosciuta agli occhi di un occidentale, dove le donne combattono con razionalità e coraggio soprusi e discriminazioni.

Meritati i premi per le sceneggiature a Paradiso Amaro di Alexander Payne ed a Midnight in Paris di Woody Allen, che conferma la tradizione di non presentarsi all’evento.  

 

 

 

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