NESSUNO MI PUO’ GIUDICARE

di Manuela Rippo

Diverse sono le commedie italiane proiettate nelle sale cinematografiche in questi giorni: da “Boris”, che nasce dal successo della serie televisiva a “C’è chi dice no”, pellicola che racconta ironicamente il fenomeno delle “raccomandazioni” passando per “Nessuno mi può giudicare”, che affronta il tema delicato ma attuale come quello della prostituz….ooops delle escort (ormai si dice così)!

Rimasta vedova e indebitata fino al collo, la ricca e coatta Paola Cortellesi si vede costretta a cercare un lavoro particolarmente remunerativo e di poche pretese, che le permetta di sanare il prima possibile un debito con una finanziaria. Si lancia, così, verso il mestiere più antico del mondo grazie alle lezioni ed al sostegno di Eva, escort di professione e “maestra di vita” per vocazione.

Una commedia che riesce a scadere nei soliti cliché senza evitarne nemmeno uno, affrontando le differenze etniche e socioculturali dei personaggi (già di poco spessore) con superficialità. Banale la narrazione delle vicende professionali, familiari e sentimentali della protagonista, una Cortellesi sprecata al fianco di un Raul Bova che persiste nel non frequentare una scuola di recitazione ed un Rocco Papaleo, nei panni del portiere razzista, che trova la redenzione entro la fine del film.

Il lungometraggio non riesce a far ridere come dovrebbe ma accende i riflettori sulle tristi condizioni in cui versa il nostro paese.