LIMITLESS

(Un’esperienza fine a se stessa, ma straordinariamente intensa)

di Manuela Rippo

 

Eddie Morra (un bravo e sexy Bradley Cooper) è uno scrittore in declino, privo d’ispirazione e d’inventiva, con tendenze vittimistiche associate a perdita di autostima. Nel giorno in cui la fidanzata decide di lasciarlo tenta il tutto per tutto assumendo una pillola offertagli dal suo ex cognato Vernon. Il farmaco, ancora in fase di sperimentazione, è  in grado di portare al massimo le potenzialità della mente umana. Senza limiti.

È l’inizio della sua nuova vita da super-man. Il protagonista si trasforma in un fenomeno e riesce a terminare il libro in soli quattro giorni. Impara diverse lingue, ricorda ogni singolo istante della sua vita, gioca e vince in borsa, conquista il mondo, le donne e Wall Street. Le sue capacità cattureranno l’attenzione di spietati investitori che faranno qualsiasi cosa pur di mettere le mani sulla droga del futuro.

Eddie è un concentrato di potere, euforia e genialità in una New York che non esita a stargli dietro. Peccato per Bob De Niro, che nel film interpreta un affarista interessato al farmaco, oramai prostituto di Hollywood che rimedia apparizioni e camei ovunque.

La pellicola rapisce lo spettatore e lo trascina nel mondo dell’esaltato Cooper, una realtà extrasensoriale e stupefacente ingegnosamente costruita dal regista, Neil Burger (The Illusionist n.d.r.), con avanguardistiche tecniche visive come il fisheye, il morphing e lo zoom. La trama non è complessa, piuttosto è l’espediente per la messa in scena di un meta-film visionario che celebra in ogni inquadratura le possibilità offerte dal mezzo cinematografico.