THE IRON LADY

 

Manuela Rippo

The Iron Lady è un film femminile, diretto da una donna, Phyllinda Lloyd (già regista di Mamma Mia!); sceneggiato da una donna (Abi Morgan, che da poco ha scritto il discusso Shame) incentrato sulla figura di una delle donne più controverse del XX secolo, Margaret Thatcher ed interpretato da un’eccezionale Maryl Streep. Ovvio, quindi, che questo eccesso di estrogeni abbia influenzato il biopic sulla prima ed unica donna diventata Primo Ministro alla corte di un’altra Grande Donna inglese, arricchendolo di umanità, buonismi e romanticismi che penalizzano la storia, quella reale, di un personaggio che si è imposto sulla scena nazionale ed internazionale con la rigidità e l’autorità che le hanno valso il soprannome: The Iron Lady.

Il film ripercorre la vita della Thatcher attraverso il suo stesso sguardo, quello allucinato di un’ottantenne affetta da demenza senile che vede riapparire il marito defunto. In una confusione cronologica tra presente e passato, riviviamo la vita dell’ex Primo Ministro, dall’infanzia, alla guerra delle Falkland, passando per la carriera politica ed i momenti più intimi trascorsi con il paziente marito, Denis. Fino ad arrivare ad un presente alienante e solitario, dove la donna di ferro, determinata a viverlo fino in fondo, combatte con un passato ingombrante e prepotente. 

Ottima l’interpretazione della Streep (che si è meritata una candidatura all’Oscar), grazie anche all’impeccabile trucco di Marese Langan (anche lei candidata all’Oscar) e quella di Jim Broadbent nei panni del fantasma Denis. Purtroppo però, questo non basta ed il film pecca di incoerenza con quelli che sono stati gli eventi che hanno caratterizzato i tre mandati della donna più odiata della Gran Bretagna (paradosso che avrebbe meritato una riflessione da parte della Lloyd). Patetico il vano tentativo di giustificare alcune discutibili scelte della Thatchet. 

 

Febbraio 2012

  

 

 

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