UN GIORNO QUESTO DOLORE TI SARÀ UTILE

Manuela Rippo

Roberto Faenza torna, dopo quasi trent’anni, a girare in America e porta sul grande schermo un film tratto dall’omonimo romanzo di Peter Cameron: Un giorno questo dolore ti sarà utile. Ispirato ad uno dei romanzi americani più famosi e rappresentativi dell’età adolescenziale, “Il giovane Holden” di J. D. Salinger, la pellicola mette in scena la confusione del giovane James, diciassettenne alle prese con un mondo contorto e caotico che trova la sua rappresentazione nella bizzarria familiare con la quale si deve confrontare ogni giorno.

Siamo nella New York dei giorni nostri, città simbolo del dinamismo e del multiculturalismo che alienano ed isolano, James Sveck è un diciassettenne alle prese con una madre gallerista al suo terzo fallimento matrimoniale, un padre affetto dalla sindrome di Peter Pan che si sottopone ad interventi chirurgici e frequenta ragazzine ed una sorella ventitreenne che esce con uomini più grandi di lei ed è alle prese con la stesura delle sue “memorie”. Ad equilibrare la precaria situazione familiare la nonna Nanette, personaggio di spessore e dalla sottile saggezza, che con romanticismo e buon senso sostiene le modeste ma sincere ambizioni del nipote.

Il regista torinese firma un bel film introspettivo ed emozionante. Perfettamente conforme al romanzo di Cameron, Un giorno questo dolore ti sarà utile è una pellicola che valorizza i personaggi senza mai giudicarli, mette in scena la vita di James con i suoi dubbi, le sue perplessità ed il rapporto idiosincratico con una città sfuggente ed esigente. Tormenti interiori, relazioni sociali e percezioni di una realtà non capita e non accettata, c’è tutto nel film di Faenza, peccato solo che manchi quel pizzico di coraggio da parte del regista che frena il pathos in favore del logos, privando la pellicola di quelle emozioni incontrollabili che avvicinano lo spettatore al mondo del protagonista.

 

 

 

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