LUCIO DALLA: IL FIGLIO ADOTTIVO DELLA MUSICA NAPOLETANA 

“Non esiste mistificazione a Napoli esiste arte, Napoli è il mistero della vita, bene e male si confondono ma comunque pulsa”

Io sono uno che guarda le cose con stupore e ho preso tutto quello che potevo prendere da Napoli”. Ed i napoletani, caro Lucio, continueranno a regalarti pensieri ed ispirazione anche se non sei più qui a cantare tra loro, di loro e della loro terra, che tanto hai amato e rappresentato, nel bene e nel male.

Non solo la splendida Caruso, figlia del caso e delle emozionanti pulsioni creative che Dalla riusciva a far esplodere come un vulcano ogni volta che poggiava la penna sul foglio o toccava uno strumento musicale, ma anche un testo come Fiuto (contenuto nell’album Angeli nel Cielo del 2009), interpretato con Toni Servillo, che è un inno a Napoli ed allo stesso tempo una denuncia a quei governanti che hanno cercato di distruggerla:”Né Governi o terremoti, né Ministri né Borboni, piensa si ci a fanno ‘sti coglioni, ad ammazzare ‘sta città”. Lo stesso Dalla ha dichiarato che questo tributo glielo doveva a Napoli, una città che lo ha accolto a braccia aperte e che ha cantato a squarciagola le sue canzoni, “sto sempre più spesso da quelle parti, ed è sempre più evidente che i napoletani sono le prime vittime, anche di una non-educazione, di un processo mal fatto dove anche le novità tecnologiche sono sempre meno forti dell'animus del napoletano”.

Lucio Dalla è un napoletano mancato, un figlio adottivo della nostra terra rovente ed irrequieta, un fratello curioso al quale abbiamo perdonato le imperfezioni dialettali e le “r” troppo dolci e gli abbiamo permesso di cantarci e di viverci, di parlare del nostro mare e di Totò, perfino Maradona gli ha donato un orecchino, che con orgoglio spesso indossava, come la maglia della nostra squadra.

Non solo musica nella vita dell’artista bolognese, il 23 marzo è uscito nelle sale del Circuito Indipendente ed in contemporanea on demand su OwnAir, Quijote di Mimmo Paladino (pittore e scultore campano, è uno dei maggiori esponenti della Transavanguardia italiana) interpretato da Peppe Servillo (Don Chisciotte) e da Lucio Dalla nei panni del fido scudiero Sancho Panza (per il film Dalla ha scritto anche la colonna sonora). Fa un grande effetto rivederlo sul grande schermo a pochi giorni dalla sua morte, ma bisogna riconoscergli, senza buonismi e gratitudini, la naturalezza della sua interpretazione e l’ingenuità con il quale mette in scena un personaggio così complesso e sfaccettato. Vedere questo film è un modo per ricordarlo e per omaggiare il talento di una Napoli coraggiosa ed intraprendente che continua a produrre Arte.  

 Napoli si fa presto a dire sembra una città, non lo è, è una nazione, una repubblica. Tra Ferrara e la Luna ci può essere il mondo (come ha scritto nella sua canzone Il parco della luna), ma tra Marte e l’Africa c’è Napoli. [...] Io non posso fare a meno, almeno 2-3 volte al giorno di sognare di essere a Napoli. Sono 12 anni che studio 3 ore alla settimana il napoletano, perché se ci fosse una puntura da fare intramuscolo, con dentro il napoletano, tutto il napoletano, che costasse 200.000 euro io me la farei, per poter parlare e ragionare come ragionano loro da millenni

Con queste parole, le sue parole, ad un mese dalla sua scomparsa, ricordiamo Lucio Dalla, le sue poesie ed il suo amore per una città che non lo dimenticherà, mai.

 

Manuela Rippo

 

 

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