IL CINEMA SMETTE DI CREARE E SI AFFIDA AI LIBRI

 

 

 

Manuela Rippo

Per caso gli sceneggiatori sono in sciopero? Sarà forse una nuova forma di pubblicità? Si scrive un libro e poi se ne fa il film così la gente compra il cofanetto libro+dvd? Non ci sono più le idee originali? Che cosa sta succedendo al cinema di oggi e perché non si producono altro che pellicole tratte da famosi (ma anche sconosciuti) romanzi?

Basta guardare ai due più importanti Festival cinematografici ( e con “importanti” intendo la spropositata visibilità mediatica che gli viene data rispetto ad altri meno famosi ma di qualità superiore) quello degli Oscar e quello di Cannes, il primo ha consegnato i suoi prestigiosi premi dorati a febbraio ed il secondo si è concluso solo pochi giorni fa.

Il pluripremiato Hugo Cabret di Martin Scorsese è tratto dal libro di Brian Selznick “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret”; l’acclamato Paradiso Amaro di Max Payne è la trasposizione cinematografica di “Eredi di un mondo sbagliato” scritto da Kaui Hart Hemmings; Extremely Loud che in Italia è uscito con il nome di Molto forte, Incredibilmente vicino, è un libro di Jonathan Safran Foer; così come altre due pellicole molto apprezzate dal pubblico e candidate a diversi Oscar, The Help e Moneyball-L’arte di vincere, s’ispirano a “The Help” di Kathryn Stockett e a “Moneyball: the art of Winning an Unfair Game” di Michael Lewis. Nel Kodak Theatre di Los Angeles hanno fatto la differenza solo The Artist, che pur ha poco di originale e Midnight in Paris, che i grandi scrittori del ‘900 ce li mette proprio dentro!

Sulla bellissima Croisette francese le cose non cambiano; dal film di Cronenberg, Cosmopolis, tratto dal romanzo di Don deLillo a Paperboy ispirato al libro di Petere Dexter “Un affare di famiglia”, passando per Killing Them Softly tratto da “Cogan’s Trade” di George V. Higgins e Io e Te dell’omonimo libro di Niccolò Ammaniti.

Lungi da me puntare il dito sui registi che riescono nell’arduo compito di trasformare i libri in bellissimi film, lo stesso discorso si potrebbe fare a quelli che raccontano “storie vere”, ma il vero problema sta nella perdita di quell’ispirazione che permetteva di creare qualcosa dal nulla e che oramai è diventata una rarità. Cos’è successo, abbiamo smesso di sognare o di ricordare i sogni? Continuiamo a guardare fino al nostro naso dimenticandoci che la vera magia inizia subito dopo? Non si diceva che i libri erano belli perché stuzzicavano la nostra immaginazione? Chi vorrebbe vedere il viso di Madame Bovary per poi scoprire che è diverso da come te lo immaginavi?

 

 

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