IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO

   

Manuela Rippo

Esce nelle sale italiane l’ultimo capitolo della saga del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan che, dopo il capolavoro di Inception, immerge Batman sempre più nell’oscurità psicologica ed emotiva del suo personaggio così come nel primo episodio Batman Begins.

È un Wayne/Batman diverso da quello mostrato nell’ultimo film, nel quale il personaggio di Jocker prendeva il sopravvento sugli altri un po’ per l’eccezionale interpretazione ma anche per la morte prematura del giovane Ledger, che deve fare i conti con una doppia solitudine e una doppia inquietudine, fino a quando il male tornerà a Gotham sotto la maschera di Bane e del corpulento villian con lo scopo di liberare la città da se stessa portandola verso una deriva anarchica che si trasformerà nel totalitarismo dei reietti e dei diseredati.

Sette anni dopo la morte di Harvey Dent (il Due Facce di  Aaron Eckhart), Gotham si presenta come una città pulita dai suoi mali, diversamente dalla coscienza del commissario Gordon che nasconde  l’innocenza di Batman per il bene dei cittadini di Gotham che hanno finalmente ritrovato l’armonia. Bruce Wayne invece, vive ritirato nella torre dorata della sua enorme casa, incapace di trovare un senso alla propria esistenza dopo la scomparsa di Rachel e l’autoemarginazione di Batman. Il suo ritorno coinciderà con l’arrivo di Bane (metafora violenta ed individualista dei tempi che corrono), un mercenario arrivato dal nulla che per raggiungere il suo scopo di distruzione di Gotham, prima riduce la Wayne Enterprises in bancarotta e poi ruba un reattore nucleare, instaurando a Gotham City una tirannia antigovernativa gestita da un proletariato incattivito che è un vero e proprio regime del terrore.

C’è molto di politico e di attuale nel film di Nolan, che evidentemente si è fatto ispirare dai fatti che hanno caratterizzato la nostra società negli ultimi anni e dalla ”battaglia” delle prossime presidenziali americane, così come c’è troppa luce e troppa New York, parecchi effetti speciali, dialoghi ridondanti, amori inappropiati e forzature narrative. Una pellicola commerciale quasi imposta dall’esigenza di chiudere la saga, con un primo tempo lungo e lento che si scontra con l’energia delle sfide tra i protagonisti. Nel complesso i fratelli Nolan non deludono mai perché riescono a mettere in scena gli aspetti più ombrosi e profondi dell’animo umano, ma questa volta il contesto e la morale giustizialista prevaricano sull’intimità dei personaggi.

 

  

 

 

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