CARNAGE

 

Manuela Rippo

Presentato alla 68ª Mostra del Cinema di Venezia, Carnage, l’ultimo lungometraggio del regista Roman Polanski tratto dall’opera teatrale di Yasmina Reza, Il Dio della carneficina, è un vero capolavoro per la scelta dei protagonisti, l’ambientazione, l’adattamento del testo ed i dialoghi. Carnage non è un film che mostra banalmente l’inquietudine della borghesia americana, ne tantomeno cerca di smascherare la pateticità di una classe in continua lotta tra l’apparire e l’essere, piuttosto, Polanski riesce, perseguitandole con maniacale abilità, a riprendere le due coppie, spogliandole dei propri ruoli e mettendo in evidenza l’ipocrisia, la falsità e la precarietà della condizione umana.

La storia si svolge all’interno di un appartamento a Brooklyn, nel quale si incontrano i coniugi Longstreet ed i Cowan per confrontarsi sul litigio che vede coinvolti i rispettivi figli. Diversi episodi metteranno a dura prova la stabilità dei personaggi che finiranno per “vomitare” quanto rimasto represso per troppo tempo.

L’ambientazione hitchcockiana e la verbosità dei protagonisti non deludono, i dialoghi sono incessanti, sarcastici e provocatori e ben si sposano con la neutralità degli ambienti, l’oppressione degli spazi e la profondità degli specchi che, in abbondanza, non sono stati messi per caso. Eccellente la performance di Christoph Waltz, impeccabile nei panni del legale maniaco del lavoro. 

 

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