BERLINALE 2012

Manuela Rippo

Si è conclusa la Berlinale con l’Orso d’Oro ai registi italiani Paolo e Vittorio Taviani, per il film-documentario Cesare non deve morire, ambientato nel carcere di Rebibbia ed interpretato dai detenuti condannati al “fine pena mai”. Era dal 1991 con La casa del sorriso di Marco Ferreri, che un film italiano non vinceva l’ambito premio tedesco e da quattro anni, invece, che non venivano ammessi al concorso i nostri film. Oltre all’Orso d’Oro, quest’anno l’Italia porta a casa anche il Premio del pubblico con il film di Vicari, Diaz-Non pulire questo sangue, insieme al serbo Parada ed al brasiliano Xingu.

Cesare non deve morire, narra le vicende di un gruppo di detenuti del carcere di massima sicurezza di Rebibbia, che mette in scena il Giulio Cesare di Shakespeare. Tra casting, laboratori teatrali, studio del copione e tante prove, i reclusi entrano in contatto con un testo molto attuale, che parla della cospirazione per uccidere il dittatore romano. La realizzazione dello spettacolo poterà i detenuti a riflettere sulla propria condizione e sulle azioni commesse, prendendo consapevolezza dei propri errori.

Gli altri premi sono andati a: Just the wind di Bence Filegauf, Orso d’argento Gran premio giuria; Barara di Christian Petzold, Orso d’argento per migliore regia; Rachel Mwanza in Rebelle di Kim Nguyen, Orso d’argento per migliore attrice; Mikel Boe Folsgaardaus in A royal affair di Nikolaj Arcel, Orso d’argento per miglior attore; Lutz Reitemeier per la fotografia di White Deer Plain di Wang Quan’an, Orso d’argento per il contributo artistico; Premio Alfred Bauer per un lavoro di particolare innovazione a Tabu di Miguel Gomes.

  

 

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