L'ALTRA VERITA'

di Manuela Rippo

 

Dopo la deliziosa commedia Il mio amico Eric, Ken Loach ritorna sul grande schermo con un film che denuncia lo spietato mondo dei contractors, ovvero mercenari che operano per società private in affari con i governi, con il compito di rapire e torturare i terroristi. Il regista inglese sceglie di andare in Iraq, non per elogiare i militari americani che nei blockbuster appaiono come vittime ed eroi di una guerra sempre più cruenta ed avara, ma per lanciare un urlo di protesta su quello che accade lontano dagli occhi di noi occidentali, distratti e disinteressati, su quella Route Irish, la strada più pericolosa del mondo, che unisce l’aeroporto di Baghdad alla Green Zone della capitale irachena.

La storia racconta di Fergus e Frankie amici inseparabili dall’età di 5 anni che, da adolescenti, trascorrevano intere giornate sul traghetto sul fiume Mersey, sognando di viaggiare in tutto il mondo. Fergus, dopo il congedo come soldato delle forze speciali inglesi, il SAS, si unirà ad una squadra di contractor a Baghdad per 10 mila sterline al mese, convincendo anche l’ex parà e amico, Frankie. Quest’ultimo resterà ucciso in dubbie circostanze sulla Route Irish, ma le cause, le circostanze e la versione ufficiale dei fatti non convinceranno Fergus che, con il sostegno della vedova Rachel, inizierà ad indagare personalmente per scoprire la verità sulla morte del amico scomparso.

Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi” disse Eraclito e lo conferma Loach girando una pellicola non sulla verità che spiega la morte di Frankie, ma sui limiti degli esseri umani, sul confine tra bene e male e tra giustizia e vendetta, accusando il sistema economico, militare e governativo delle più atroci violenze e di corruzione.

Troppa azione e poca introspezione per una pellicola che dovrebbe raccontare le problematiche di un “business” attraverso la catarsi, lo smarrimento ed i disturbi post-traumatici del protagonista, che non è presentato al pubblico in modo chiaro e soddisfacente.

I presupposti sono buoni ma il film pecca di linearità e piattezza, resta sempre sulla superficie dei fatti piuttosto che scendere nel profondo dell’anima e nell’inconscio violento dell’essere umano.