L’AIDA ALL’ARENA FLEGREA

Una tragedia napoletana

 

 

Manuela Rippo

Io c’ero, purtroppo. Non sono stata una spettatrice fortunata alla quale hanno cancellato lo spettacolo di sabato 7 luglio. No, avevo i biglietti per quello di venerdì sera, quello dei ritardi, dei discorsi sul palco del presidente Morra, delle proteste e dei fischi degli spettatori, quello che è finito, incompleto, alle 2 di notte, quello che nemmeno il Sindaco Luigi de Magistris è rimasto a vedere.

Eppure l’Arena Flegrea non mi aveva mai delusa. Negli ultimi anni, su quelle scomode sedute, ho assistito ad alcune tra le opere liriche più belle ed emozionanti; ho visto Figaro sposare Susanna e ascoltato le pene d’amore di Rodolfo e Marcello; ho pianto per la morte di Carmen ed ammirato i salti dei ballerini del cast di Notre Dame de Paris, ho sofferto con Butterfly e riso alle battute di Alessandro Siani; eppure l’Aida, aldilà dei problemi organizzativi, non è stata all’altezza del palco che ha calcato.

I rumori dei microfoni intralciavano un audio non perfetto, le quinte invadevano la scena fino a farne parte ed i ballerini non erano sincroni, questo è solo una sintesi di quello che ha percepito una spettatrice inesperta come la sottoscritta, che non ha abbandonato l’arena solo per rispetto a Verdi ed all’orchestra, che nonostante tutto ha suonato fino alla fine.

Gli inconvenienti posso succedere, sempre e ovunque, non solo a Napoli e non solo se il biglietto è economico; l’importante è imparare dai propri errori e far si che non si ripetano, scusarsi con umiltà e continuare a lavorare con dignità affinché l’arte e la cultura non abbandonino le nostre calde serate estive.

 

 

 

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