A DANGEROUS METHOD

 

Manuela Rippo

Il famoso regista canadese, David Cronenberg, questa volta fa il passo più lungo della gamba e porta sul grande schermo una pellicola ambiziosa e complessa che non riesce ad evidenziare il delicato rapporto paziente-psicanalista e quello tra discepolo e maestro.

In questo caso i personaggi non sono uomini qualunque ma tre delle più importanti menti che hanno influenzato il pensiero moderno: Sigmund Freud, Carl Gustav Jung e Sabina Spielrein.

 

Jung è un giovane psichiatra dell’Ospedale di Burgholzii che sceglie di curare la nuova paziente, Sabina Spielrein, vittima di violenze da parte del padre, con le innovative teorie freudiane che si discostano dai rudimentali metodi fino ad allora adoperati. Freud, affascinato e compiaciuto dall’intraprendenza del rampante scienziato, lo stimolerà inviando come paziente Otto Gross, psichiatra tossicodipendente e libertino che indirettamente influenzerà il legame emotivo e fisico che si andrà a creare tra Jung e la Spielrein, un legame che degenererà in una turbolenta relazione sessuale che metterà a repentaglio le sicurezze del giovane analista.   

Tra crolli emotivi e perdita di certezze, follie ed urla isteriche si consumerà una narrazione troppo superficiale e fredda che filma un “fatto” piuttosto che indagare, esplorare e penetrare in un gioco di forze dove non si vince e non si perde.    

Un Cronenberg presuntuoso, delude con una pellicola che non è nelle sue corde.

 

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