SODOMA – L’ALTRA FACCIA DI GOMORRA

di Manuela Rippo

Dopo essere stato presentato all’estero ed aver vinto il premio come Best Comedy film, nonché guadagnato due nomination al New York International Film Festival, arriva nelle sale italiane il primo lungometraggio di Vincenzo Pirozzi. Ironicamente ispirato al successo di Matteo Garrone, è un film a metà strada tra la parodia di Gomorra e l’interpretazione sarcastica dei mali che affliggono la città partenopea.  

La storia si svolge tra il rione Sanità ed il quartiere Vomero e narra le vicende di tre disoccupati che, in assenza di un lavoro “legale” e stabile cercano di farsi assumere da un clan. Un imprenditore napoletano tratta con un milanese lo smaltimento dei rifiuti, cercando un posto in Campania che non sia ancora saturo di spazzatura. Un bravo calzolaio viene scelto da un gruppo di cinesi che vogliono imparare tutto sul suo lavoro, ma fraintesi, si confronteranno con lavoro nero, sfruttamento degli operai e compensi discutibili. Una donna prova a commettere un reato per usufruire del programma di protezione. Un Boss si vergogna di fare la raccolta differenziata perché teme di perdere credibilità di fronte ai suoi "scagnozzi", mentre un altro affiliato spietato sul lavoro, si rivela puntualmente succube della moglie. Un anziano che ha servito "la famiglia" per trent'anni, si lamenta dei tagli alla pensione di camorrista, mentre un altro, smemorato, non ricorda se cerca la strada per tornare a casa o se sta scappando dalla città. Tanti piccoli episodi che si sviluppano nella caotica Napoli, dove la fantasia s’intreccia con la realtà ed i paradossi con la quotidianità.  

La camorra, cancro sociale, istituzionale e culturale. Sempre presente nella vita di tutti i giorni come in quella artificiale dei libri, della tv, del cinema e del teatro, permea la vita dei napoletani, gravando sui ritardi di una civiltà che stenta a venir fuori. Quello di Pirozzi è solo uno dei tanti prodotti cinematografici che parlano di camorra, ma la scelta di farne un film comico la trovo fuori luogo e riduttiva, sulla scia di una banalizzazione del male ce è una conseguenza del nostro adattamento alla sua presenza. Peccato, con la sua esperienza e bravura, avrebbe potuto fare di meglio.

 

Napoliontheroad 10 aprile 2013

 

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