I muri “parlanti” del pittore Attanasio

Dall’Ottocento napoletano al realismo metropolitano, passando per il surrealismo e il collage. È lunga la carriera di Giovanni Attanasio, 77 anni, professione pittore.

«Ho iniziato da bambino per gioco- spiega l’artista, napoletano di nascita ma residente da anni a Pomigliano d’Arco-. All’età di nove anni, durante la Seconda guerra mondiale, ero sfollato con la mia famiglia a Massa Lubrense: dipingevo la chiesa, le case e le stradine della cittadina».

L’inizio della professione vera e propria, però, coincide con gli anni successivi agli studi liceali e ai corsi all’Accademia delle Belle Arti. Nella prima fase, Attanasio si ispira alle composizioni dell’Ottocento napoletano. Nei primi anni Settanta, si dedica al surrealismo. Alberi antropomorfi, nature morte e oggetti del vivere quotidiano sono gli strumenti per denunciare il materialismo e le costrizioni della natura umana. Verso la fine del decennio, scatta una nuova fase: il collage. Sulla tela, il pittore accosta figure semplici, quasi fanciullesche, dai colori spesso vivaci: l’umanità vuol restare bambina, non vuole assumersi le responsabilità dell’esistenza. Infine, l’ultima fase, quella del realismo dei muri parlanti. La tela all’improvviso si trasforma in un pezzo di muro delle nostre città con graffiti, frasi e crepe nell’intonaco.

Vincitore di numerosi premi e concorsi nazionali, il pittore Giovanni Attanasio è socio della prestigiosa Accademia Tiberina ed è inserito nel Dizionario dei Meridionali illustri. Le sue opere sono esposte in pinacoteche pubbliche e collezioni private in tutta Italia.

 

Francesco Di Rienzo