La Legge Sonnino negli anni delle riforme:

piccoli passi per un Sud dimenticato

 

di Irene Quaresima

 

Laureato in legge nel 1865, Giorgio Sidney Sonnino si dedicò fin dagli anni settanta dell'Ottocento a studi di carattere economico e sociale e nel 1876 venne pubblicata la sua personale inchiesta sulle condizioni dei contadini dell'Italia Meridionale.

Allievo dello storico meridionalista Pasquale Villari, prima di assumere Incarichi governativi, Sonnino aveva, dunque, già proiettato i suoi interessi verso quella parte d'Italia che soffriva i maggiori disagi: uno studio, il suo, che fu alla base dèlle attività promosse durante gli anni in cui partecipò attivamente alla vita po1itica ita1iana.  

Prima di essere eletto deputato, in un collegio toscano, Sonnino si rese conto che per far progredire la nazione bisognava affrontare con coraggio e determinazione le problematiche che attanagliavano il Mezzogiorno d’Italia e per rendersi conto personalmente della situazione economica e sociale del meridione si recò in Sicilia. Il risultato fu l’inchiesta, redatta, nel 1877, insieme a Leopoldo Franchetti: la Sicilia nel 1876 costituì la base di tutti gli studi successivi e della giurisprudenza in materia.  

Egli, nel 1893, presentò infatti alla camera un disegno di legge per disciplinare i rapporti tra i contadini e i cerealicoltori in Sicilia, ma la proposta non fu approvata. Il 2 settembre 1893 un decreto istituì una Commissione per studiare quali interventi fossero necessari al fine di modificare i patti agrari. La Commissione era composta da alcuni dei maggiori protagonisti del dibattito sul Meridione, come Nicola Miraglia, Francesco Saverio Nitti, Antonio Salandra e dallo stesso Sonnino, ma non venne approvata alcuna modifica in grado di tutelare i contadini, di fronte all'ingerenza dei proprietari. L'unico merito fu quello di avviare un lungo dibattito con la finalità specifica di focalizzare l' attenzione sulla persistenza di un modus vivendi, nel Mezzogiorno, che gradualmente andava degradando l'aspetto umano e sociale dei braccianti.  

Il Mezzogiorno pativa la fame e la malaria, era lacerato periodicamente dall'usura e da disordini causati da un'insostenibile condizione sociale ed economica, si rendeva, dunque, necessario un intervento volto a migliorare il contesto dell'Italia Meridionale e a considerarla come parte integrante di quel Nord che tanto si era evoluto. Non tutti gli uomini ebbero, però, le medesime priorità: per alcuni il Meridione era una appendice della penisola, solo il tacco e la suola di uno stivale.  

Sonnino, diversamente da una buona parte della classe politica di allora, non rinunciò ai suoi obiettivi, ed inserì le proposte presentate nel 1900 in un progetto di legge, presentato alla camera dapprima nel 1902 e poi nel 1906.

Il disegno di legge, esposto per la prima volta nel 1902, venne riproposto in modo più articolato durante i mesi del primo governo Sonnino, che iniziò l'8 febbraio 1906 e si concluse però nel giro di poche settimane. La legge aveva tra gli altri l' obiettivo di dare assistenza economica ai contadini del Sud, affinché questi non cadessero vittime degli usurai. Nel contenuto della legge, infatti, vi era un ampio spazio dedicato alla riduzione della pressione fiscale, all'ampliamento dei crediti per lo sviluppo delle attività agricole e per la creazione di nuove infrastrutture, tali proposte erano motivate dalla necessità e dalla volontà da parte del legislatore di offrire ai contadini agevolazioni economiche, che ponessero fine ai circoli viziosi del prestito ad usura, all' interno dei quali il mondo rurale del Sud si era quasi completamente chiuso.  

Qualora vi fosse stato bisogno la legge imponeva ai proprietari terrieri di dare ai locatari dei campi le sementi, i generi o il denaro necessario per amministrare i fondi, fino al momento del raccolto. Le norme che imponevano ai latifondisti meridionali di partecipare alla gestione dei campi non vennero, tuttavia valutate con parere positivo negli ambiti governativi e non venne attribuita loro la stessa importanza che Sonnino gli aveva attribuito.  

Il disegno di legge venne così ritirato e riproposto pochi mesi più tardi, il 15 luglio, al nuovo Governo Giolitti. Erano gli anni della crescita demografica e dello sviluppo, gli anni in cui veniva regolamentato il lavoro dei fanciulli e delle donne, affermato l'obbligo del riposo settimanale, riconosciuto il diritto alla maternità per le donne lavoratrici. erano gli anni delle leggi speciali, quelle che si proponevano di finanziare opere di sistemazione idrogeologica, di bonifica, di realizzazione di nuove vie di comunicazione e di creare impianti industriali nel Sud. Erano gli anni in cui la mancata incisività delle decisioni normative diedero ampio spazio alla trasgressione:le clausole sui patti agrari della Legge Sonnino vennero svuotate di significato e nelle campagne Meridionali la condizione non subì miglioramenti decisivi, sebbene la legge n.383, 15 luglio 1906 prevedesse l'esenzione dell'imposta sui fabbricati rurali, e la riduzione del 30% dell'imposta erariale per i redditi inferiori a 6.000 Lire. Il disegno di legge aveva tutti i requisiti per contribuire ad un miglioramento delle condizioni sociali ed economiche del Sud, ma in realtà non si concretizzò quanto Sonnino aveva sperato: alla fine del 1907 erano stati emanati, infatti, soltanto alcuni regolamenti per la diffusione dell'istruzione elementare e per la costruzione di vie di comunicazione per i comuni con i maggiori disagi. L'usura continuava ad essere una delle piaghe sociali più diffuse e le condizioni dei contadini non sarebbero migliorate di molto negli anni successivi, quelli che videro un'accentuazione dello squilibrio tra Nord e Sud, per l'ubicazione di nuovi impianti industriali in quella parte d'Italia, il Settentrione, dove maggiormente si era predisposti ad investire denaro, in grado di dare concreti risultati anche a lungo termine.  

Il Sud continuò ad essere la terra dei cereali e del latifondo.

 

Irene Quaresima - Aprile 2005

 

 

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