La Madonna del Granato nella terra del Cilento

 

di Irene Quaresima

 

Non lontano dagli scavi archeologici di Paestum, sui rilievi collinari dell'entroterra, sorge il Santuario della Madonna del Granato: eretto intorno al XII secolo, raccoglie intorno i profumi della macchia mediterranea, mista ad un fascino popolare e femminile insieme.

Il culto della Vergine sembra sia profondamente legato ad una delle divinità classiche, introdotta dai coloni greci e ad un forte sentimento popolare, che i fedeli le manifestano portandole in dono dei melograni.

Nella lingua locale la parola granato sta a designare, infatti, il frutto dai caratteristici semi, rivestiti di polpa rossa, e dal sapore acidulo- dolciastro; il termine proviene direttamente dal latino volgare del XIV secolo, dove il melograno, che pure in italiano ha delle varianti, era detto melum granatum.

L'immagine femminile che riveste di fascino il Santuario è, invece, con ogni probabilità, quella di Hera Argiva: molti studiosi ritengono che la Madonna del Granato rappresenti la continuità di tale culto, del quale si è voluta lasciare una traccia, dapprima nei riti pagani e popolari, assimilati poi a quelle credenze cristiano- cattoliche, che variano secondo l'identità regionale.

La somiglianza tra le due figure è stata rintracciata attraverso lo studio comparato di due iconografie: l'una  ritrae la Madonna mentre tiene in mano i melograni e l'altra, nel tempio di Paestum, ritrae la dea seduta sul trono.

La Dea era, dunque, la sposa di Zeus e il suo nome sembra significhi Vera Signora, resa perfetta dalle nozze con la più autoritaria divinità maschile dell'Olimpo. Per molti aspetti Hera rappresenta la condizione matrimoniale della donna: fedele e divina, puniva le infedeltà coniugali e aveva rifiutato, nel periodo prematrimoniale, ogni tentativo di corteggiamento.

La Verginità, carattere che la rende vicina al culto della Madonna, era, tuttavia, dopo la fedeltà e la maternità, la sua componente essenziale: casta, secondo una tradizione argiva -della città greca di Argo- riacquistava la sua originale purezza ogni volta che si bagnava nelle acque della sorgente Canato.

Come tramanda il mito, sembra, inoltre che i figli Ares ed Efesto siano nati per partenogenesi, e che quindi la dea li abbia generati da sola, in odio a Zeus e alle sue paternità extraconiugali.

Le sedi del culto di Hera, nelle terre italiche, sono diffuse nell'intera Magna Grecia, tra queste vi è Paestum, sede prescelta dai coloni greci per un insediamento lungo le coste campane.

La vicinanza tra la località in cui è stato edificato il Santuario e la zona archeologica di Paestum, oltre a quei simili e dolci richiami alla Verginità, alla purezza e alla maternità, fanno dunque pensare ad una eredità lasciata dal culto classico a quello popolare della Vergine: Lei, che tiene fra le sue mani quei frutti che ognuno le porta come segno di riconoscenza e di ringraziamento, è divenuta ora simbolo di una sintesi tra pagano e cristiano, tra classico e divino.

 Febbraio 2004

 

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