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I Corsivi di Eldorado

L´impossibile rivolta


Napoli - Martedì, ore 10.18. Sto scrivendo. Squilla il cellulare. Un messaggio. Leggo. Me l´aspettavo, ma è terribile lo stesso. C´è scritto a stampatello, secco, funerario: "Annibale Oste non c´è l´ha fatta. E´ deceduto stanotte al Cardarelli. I funerali si terranno domani alle 11.30 alla parrocchia dei Vergini alla Sanità, di fronte al Palazzo dello Spagnuolo. +++FINE+++" 

Va bene, anzi va male. Metto da parte quello che stavo scrivendo per LPP: l´impossibile fuga dal CPA, (Centro Prima Accoglienza) a Cagliari. Chi è dell´Intermezzo non può che parteggiare per uno di questi disperati così mal accolti. Sono portatori di uno spirito di rivolta senza speranza. Eppure si rivoltano lo stesso a queste architetture, da queste gabbie …

Metto da parte tutto ciò. Ne parliamo un´altra volta. Oggi ha la precedenza su tutto e tutti Annibale Oste, un amico d´arte di sempre. Uno scultore e artista industriale con cui ho litigato mille volte ("Oste sei ostile", gli gridavo), e poi mi riappaciavo. Soprattutto negli ultimi tempi è stata pace. Durante la sua lunga degenza questa primavera al luminoso II Policlinico di Napoli. Non lo sentivo da tempo. Mi aveva telefonato speranzoso. Lo andai a trovare una domenica, alle 15.oo. La sua gioia fu immensa. Presi così l´abitudine di andare a trovarlo ogni domenica a quell´ora, al Nuovo Policlinico. Parlavamo, l´assessorato, il Comune, gli era piaciuta l´idea del "Padre" al Gesù delle Monache, voleva partecipare … Era un uomo del fare. Del fare arte applicata, nuovo artigianato contemporaneo. Con il comune e comunale sogno della rinascita delle arti industriali a Napoli (a… a… a proposito di rivoltosi senza speranza, centro primo artigianato).

Alcune volte lo trovavo che dormiva. Stavo lì silenzioso in quella stanza con tre letti e molta luce. Stavo a guardarlo, a pensare e poi me ne andavo. Non si capiva che cosa avesse. (O si capiva troppo bene). Il caso era complicato. Consulti inter-ospedalieri, analisi cliniche da tutte le parti. Gli applicarono alla fine un pacemaker. Non fa mai male, a 68 anni, in quelle condizioni fisiche. Era dimagrito intanto di 20 – 30 chili, irriconoscibile.

Poi l´irreparabile a fine settembre. Due operazioni al cervello, un quadro clinico disperato. La sua vita attaccata alle macchine. Se si stacca la spina è finita. Lì su, all´ospedale Cardarelli di Napoli. Sono stato un vigliacco, ma stare davanti alla camera di rianimazione non me la son sentita. Talvolta mi sono però sentito telefonicamente con i due figli Maria Sole e Vincenzo. Col fratello Bruno e con amici architetti e artisti partecipi. "Comme sta?" – "Sempe ´o stesso!!". Sono passati così i giorni e le settimane. Immobile, vegetativo, assente.

Stava male da tempo, da anni, Annibale Oste-scultore. E´ andato sempre peggiorando. Negli ultimi tempi non riusciva a fare quattro passi che si doveva fermare e sedersi. Uno strazio per chi come me lo accompagnava … e per lui sempre così attivo e genioso. Eppure aveva reagito psicologicamente bene. Non si era abbattuto, anzi. Aveva molti progetti d´arte. Anzi, avevamo. Lo avevo coinvolto anche in una progettazione per il monumento funebre nel cimitero di Napoli al famoso scultore Augusto Perez. Che con Emilio Greco era stato suo maestro all´Accademia di Belle Arti di Napoli, negli anni sessanta. Per questo motivo plastico-architettonico avevamo lavorato insieme, tra fine luglio - inizio agosto. Nella pausa pranzo sono stato spesso a casa sua. Accogliente, molto bella e mediterranea, d´autore. Sopra via Foria, una lezione di sobrietà.

Un pomeriggio sul tardi venne al laboratorio Giuseppe Zampino, soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici di Salerno e Avellino.  Insieme all´infaticabile editore Paparo di Napoli. Di fronte ai mobili d´arte di Oste nacque la proposta di scrivere qualcosa per il "Bollettino" della soprintendenza. "Ma da fare subito perché stiamo in chiusura", aggiunse l´editore. "Magari ricicla qualcosa che hai già scritto su Oste", mi dissero. No, non me la sentii di riciclare nulla. Stavo di genio, ero felice, l´argomento mi piaceva, e poi sono buon conoscitore della vita artistica di Oste. Nonché del suo lato B, la sua vita privata, non facile. Mi lanciai perciò d´impeto in uno scritto originale e inedito. L´ho vissuto da subito, mentre lo scrivevo, come un elogio terminale (posso dirlo?: un elogio funebre) per questo mio amico d´arte. "E´ bello, è la cosa più bella che mi hanno scritto", mi disse. Gli piacque anche il titolo che apposi, parodiante Totò: "L´arte è mobile e io mi sento un mobiliere".

Sentivo che Oste ci stava lasciando, nonostante la sua grande forza di vivere e di fare arte applicata, alla quale si era votato. E per questo aveva molto pagato di persona a Napoli. In una città che ama le "arti belle" matrigne. Una prece e pietà per i cancellatori. Lode eterna invece da questo periferico Intermezzo per Annibale Oste, artista industrioso e rivoltoso nell´impossibile Partenope. Il suo testimone sarà raccolto, è certo. E qui certifico!

 

 

 © RIPRODUZIONE RISERVATA



Nella foto:
Eduardo Alamaro (alias Eldorado)
Note: "La scrittura di Alamaro è innanzitutto narrativa, perché racconta vite, vicende, personaggi, luoghi. Una scrittura schioppettante, divertente, ricca di giochi di parole, calembour; una scrittura teatrale, ricca di dialoghi, che sa essere umoristica, ma anche grave come un epitaffio, poetica. Una scrittura vulcanica, interattiva, ricca di slogan promozionali, ironici ed autoironici; una leggerezza prestata al critico dall´artista, al performen dall´architetto, al fantaisiste dal concretiste ... "(Domenico Notari, 2010)

 









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