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Ottavia Piccolo: Ridere sì, ma con intelligenza

Servizio di Laura Canevali


Ottavia Piccolo, in scena al Teatro Nuovo di Napoli dal 12 al 17 febbraio con L’arte del dubbio, dal libro di Gianrico Carofiglio, un “cabaret del dubbio” dove niente è dato per scontato. Si parla dei nostri giorni, di quello che sta al di fuori dei teatri, intorno a noi, di insidie e di trappole nascoste fra le parole e nelle parole. Si parla della persuasione occulta della pubblicità, delle ambiguità, a dir poco, dei giornali. E in questo strano risiko teatrale che racconta la guerra fra Vero e Falso, tutto scaturisce nientemeno che da verbali autentici di processi italiani. Copione moderno come di quelli prediletti dall’attrice, anche se nel suo cuore vi sono personaggi che hanno fatto il teatro classico da Visconti a Castri, recentemente scomparso, amico oltre che regista, con cui ha lavorato. Lutto che con quello di Mariangela Melato fa perdere al teatro italiano due grandi professionisti.


Ci può dire che effetto le fa recitare sulle scene napoletane?

Sono contenta, è da un po’ che manco. Questo spettacolo è stato rappresentato dappertutto e con il teatro Nuovo ho un buon rapporto. L’effetto direi che è quello di gioia. Amo il pubblico napoletano.

 

L’arte del dubbio, ci parli di questo spettacolo. Perché la gente dovrebbe venire a vederlo?

E’ uno spettacolo brillante dove si pensa e si sorride in modo intelligente.

 

Che tipo di Dubbio è questo? Da cosa si differenzia da quello ad esempio amletico o pirandelliano?

Qui il dubbio viene inteso principalmente come motore che fa andare avanti il mondo, in senso creativo non frenante. Poi, è vero vi è anche un dubbio negativo, provocatorio, come nel  caso di don Diana, prete anticamorra e su cui erano state messe in giro insinuazioni.

 

Ci lasci un commento sulla scomparsa di Mariangela Melato e Massimo Castri, figure importanti per il nostro teatro.

Li conoscevo entrambi, rispettivamente da 40 e 50 anni. Due professionisti e amici che vengono a mancare. Mariangela molto solare e Massimo molto chiuso. Direi che il teatro perde due pezzi di vita in senso personale e professionale.

 

C’è qualche testo mai rappresentato che vorrebbe portare in scena?

No, non ho nulla di rimpianto. Preferisco fare cose nuove di autori giovani, che testi classici mai rappresentati. 

 

Ha mai pensato di sperimentarsi oltre la recitazione ad esempio nella regia?

No, non è il mio mestiere, mi ritengo un’attrice che ha ancora molto da imparare. Credo proprio che non lo saprei fare.

 

Qual è il ricordo o il premio cui è maggiormente legata?

Premi ne ho vinti tanti, sono uno stimolo ad andare avanti, ma poi si dimenticano. I ricordi? Direi i momenti con Strehler, Visconti e Castri, persone grandi con cui ho lavorato e che mi hanno dato tanto.

 

9 febbraio 2013


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