Lunedì, 16 Dicembre 2019  
                                                   

Cerca:  

 

Gli speciali di Elio Barletta
"Misura per misura" di William Shakespeare al Teatro Mercadante

Napoli - Secondo una tournée che ha previsto per il 2011 anche i teatri Nuovo Giovanni da Udine di Udine (19–23 ottobre), Strehler di Milano (25 ottobre–6 novembre), Verdi di Padova (8–13 novembre), Politeama Rossetti, Stabile del Friuli di Trieste (30 novembre–4 dicembre), Carignano di Torino (6–18 dicembre), è andato in scena come secondo spettacolo stagionale, nella Sala dello Stabile di Napoli Mercadante – da mercoledì 16 a domenica 27 novembre – Misura per misura (Measure for Measure), l´opera teatrale che William Shakespeare scrisse nel 1604, catalogata anche come "problem play" (cioè "opera problematica") in quanto ha in sé sia elementi di commedia che di tragedia. La produzione è del Teatro Stabile di Genova che si avvale di Alessandro Serpieri (versione italiana del testo), Marco Sciaccaluga (regia), Jean-Marc Stehlé e Catherine Rankl (scene), Catherine Rankl (costumi), Andrea Nicolini (musiche), Sandro Sussi (luci) e, come interpreti e relativi personaggi, di Music: Eros Pagni (il Duca), Gianluca Gobbi (Angelo), Antonio Zavatteri (Escalo), Aldo Ottobrino (Claudio), Roberto Serpi (Lucio), Roberto Alinghieri (Bargello), Nicola Pannelli (Pompeo), Fabrizio Careddu (Fra´ Tommaso, Gomito, Bernardino), Marco Avogadro (il Gentiluomo, Schiuma, Fra´ Pietro), Massimo Cagnina (Madama Sfondata, il Cancelliere, il Boia), Alice Arcuri (Isabella), Antonietta Bello (Mariana, Suor Francesca), Irene Villa (Giulietta). La durata complessiva dello spettacolo, comprensiva di intervallo, è di 3 ore. I cinque atti originari sono stati ridotti a due. La vicenda è ambientata in una Vienna immaginaria. Governatore della città è un duca il cui nome, Vincenzo (Vincentio ), non appare nel testo, ma soltanto nel foglio (in folio), espressione latina – abbreviata anche con il simbolo– usata come termine tecnico della legatoria  per indicare le pagine riportanti la lista dei personaggi, una tiratura molto costosa, generalmente riservata a pochi esemplari. Quel duca è un uomo che – per sete di giustizia e consapevolezza della corruzione esistente nella società – decide di osservare il mondo che lo circonda potandosene fuori, da spettatore. Finge di dover partire per una missione diplomatica ed affida l´incarico di governare in sua vece la città ad Angelo, suo fedele ed esperto burocrate, da tutti ritenuto persona irreprensibile e limpida. Ma in effetti il duca non lascerà mai Vienna. Travestito da frate ed assunto il nome di Ludovico, si va a nascondere nell´anonimato del saio monacale per osservare quanto avverrà in sua assenza e, soprattutto, per rendersi conto di come Angelo governerà la città ed amministrerà la giustizia. Ed è proprio costui che – rivelando un temperamento avido ed egoista, diametralmente opposto alla fama acquisita di funzionario integerrimo – approfitta dell´importante nuovo ruolo per esercitare il potere in modo dispotico. L´occasione gliela fornisce subito Claudio, un giovane gentiluomo fidanzato di Giulietta, arrestato perché colpevole di averla messa incinta prima del matrimonio. Per tale fatto – ritenuto un reato grave – deve comparire proprio davanti all´autorità suprema, cioè ad Angelo, per essere giudicato. In quella sede, pur dichiarandosi disposto a sposare la ragazza, viene inesorabilmente condannato a morte. Allora Lucio, amico di Claudio, fa visita alla di lui sorella Isabella, novizia in un convento, per sollecitarla ad intercedere presso Angelo e dissuaderlo dal far eseguire l´atroce sentenza. Isabella ottiene di essere ricevuta dal vicario del duca al quale chiede la grazia per il fratello, ma Angelo – pervaso da un´improvvisa ed inaspettata propensione alla libidine, alla corruzione, al ricatto – accetta la richiesta ad una sola condizione: libererà Claudio se Isabella accetterà di avere con lui una notte d´amore. La novizia, inorridita, rifiuta e – lungi dall´offrire il suo corpo in cambio della vita di suo fratello – si reca subito a visitare Claudio in prigione allo scopo di convincerlo a prepararsi adeguatamente alla morte. Θ questo il contenuto del primo atto.Nel secondo ricompare il duca sotto le spoglie – da tutti credute autentiche – di un impeccabile frate. Va anche lui nella prigione per verificare se la condanna, di cui è consapevole, sia frutto di un giudizio inattaccabile o di un intento malsano. Lo fa interpretando bene la prudenza francescana, suggeritagli dal saio che indossa, nel sopportare tutte le malignità che Lucio, incontrato lì per caso, riserva al duca come persona, cioè a lui stesso. All´arrivo di Isabella si fa nascondere dal carceriere Bargello in un ambiente attiguo da dove possa ascoltare il colloquio fra i due, colloquio che si riduce allo scontro di due tesi opposte: Claudio, pur riconoscendo l´infamia della richiesta di Angelo, esorta la sorella a concedersi, ritenendo come atto primario il salvataggio della propria vita; Isabella, rasentando quasi la comicità, ritiene invece che sia un bene assoluto la salvaguardia della propria verginità e pertanto spinge il fratello a prepararsi, quasi lietamente, alla morte. Θ qui che il finto frate, abbandonando l´atteggiamento meditativo dell´uomo di fede, entra in azione. Guadagnando in poche battute la fiducia e le confidenze di Isabella, le propone due sotterfugi per mandare in fumo i progetti di Angelo. Quest´ultimo avrebbe dovuto a suo tempo sposare Mariana a lui promessa, ma si rifiutò di farlo una volta saputo che la ragazza aveva perduto in un naufragio il fratello e la dote che le sarebbe spettata. Il duca consiglia pertanto ad Isabella di acconsentire alla proposta di Angelo, ma a condizione che l´incontro si svolga in un luogo particolare, nel buio più totale. All´appuntamento al posto di Isabella si recherà Mariana, opportunamente preparata all´inganno e disposta a concedersi. Il piano viene puntualmente eseguito, ma Angelo, convinto di aver posseduto Isabella, compie un´ulteriore nefandezza: manda un messaggio alla prigione con il quale – ritirando slealmente la parola data – impartisce l´ordine di far decapitare subito Claudio. Il duca, sempre presente nella prigione, riesce a dissuadere Bargello ed il boia di dar corso all´esecuzione, concordando con loro in un primo momento di far giustiziare un altro prigioniero, successivamente di mozzare la testa al cadavere di un pirata, morto quel giorno stesso di febbre maligna. Il macabro trofeo viene inviato ad Angelo, che non ricordando bene il volto di Claudio, l´accetta come prova attestante l´eliminazione del giovane. A quel punto il duca decide di ritornare al governo della città per sistemare le cose. Fa annunciare il suo imminente ritorno, notizia che desta stupore tra la gente mentre induce Isabella, che crede che suo fratello sia stato giustiziato, a scatenare liberamente la rabbia che ha in corpo. Quando il duca riappare nel suo vero aspetto, più che pimpante, la ragazza accusa Angelo di aver dato corso all´esecuzione malgrado sia stato accontentato per l´immonda proposta di scambio fatta. Si instaura un rapido processo nel quale Isabella e Mariana  forniscono le loro dettagliate versioni degli avvenimenti. Si accende un´animata disputa nella quale Lucio – dando prova della sua spregiudicata volubilità – accusa il frate di aver manovrato Isabella contro Angelo. Si cerca di trovare il frate e qui si rivela la raffinata regìa del duca che trova il modo di dileguarsi, di rivestirsi da frate e di farsi ritrovare e condurre in scena a discolparsi. Sembra che tutto proceda a suo sfavore. Lucio riprende a parlar male del duca che in quel momento risulta ovviamente assente – nascosto com´è dall´abito monacale – finché, con gesto efficace e perentorio, il saio vien fatto scivolare dall´uomo che lo indossa per far riemergere, in completo ed elegante abito grigio, il governatore. Una vibrata espressione collettiva di meraviglia ed emozione segna la reazione degli astanti alla constatazione che il duca ed il frate sono la stessa persona. Nel frattempo viene portato in scena un uomo mascherato; sollevata la cappa che ne copre il volto si rivela essere Claudio, vivo e vegeto. Il duca stesso spiega come gli sia stata risparmiata la vita, quindi annuncia che Angelo è sollevato da ogni incarico e condannato a morte. Mariana però gli chiede di averne pietà: il duca allora concede la grazia, ma a patto che Angelo sposi Mariana, così come la concede a Lucio –  colpevole di aver parlato male del duca col frate e male del frate col duca – a patto che sposi la prostituta Kate Keepdown. L´opera termina con il duca – allegro, divertito, ma forse consapevole di aver messo a nudo una società di cui lui stesso è condottiero e prigioniero – che propone ad Isabella di sposarlo. Lei non risponde, silenzio che fra critici e spettatori desta varie interpretazioni, la più diffusa però è che significhi l´assenso.

Le fonti da cui Shakespeare trasse spunto per Misura per misura sono due, entrambe del Cinquecento: una novella fra le centotredici della raccolta degli Escatommiti, opera del medico, poi filosofo ed infine letterato ferrarese  Giambattista Giraldi, detto Cinthio (o Cynthius) soprannome accademico (altra di tali novelle gli ispirò l´Otello) ed il  Promos and Cassandra, unico dramma del novelliere e drammaturgo londinese George Whetstone (a sua volta ispiratosi al Giraldi). Il titolo dell´opera – costituente la battuta di un dialogo tra due suoi personaggi – potrebbe richiamarsi anche alla frase del Vangelo secondo Matteo: "perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati". Viene definita una "commedia scura" ("dark comedy") ma in sostanza è un dramma politico che si risolve in una commedia benevola, in cui "nulla è quello che sembra e nulla sembra quello che è". Scritta nello stile esclusivo ed impagabile con cui Shakespeare racconta storie che non invecchiano mai, è ricca di personaggi non valutabili con certezza per la mutevolezza con cui si muovono, in una continua alternanza di toni alti e bassi, forti e leggeri, tragici e comici. Toccano molti grandi temi, alcuni fra loro anche contrapposti, tutti presenti nella nostra realtà quotidiana: potere, giustizia, compassione, etica, corruzione, devozione, lussuria, altruismo, egoismo, falsi valori e soprattutto favori sessuali in cambio di grazia. Dopo averla vista lo spettatore resta incerto sul discrimine tra bene e male, tra libertà e morale, tra destino altrui e proprio interesse, tra rettitudine maturata e passione istintiva.

Accostatici alla rappresentazione alquanto prevenuti per una personale idiosincrasia verso frequenti revisioni anche sostanziose di creazioni teatrali del passato e per qualche recensione letta o ascoltata non troppo convinta di scelte alla base di questo spettacolo, siamo invece rimasti favorevolmente impressionati per i tanti aspetti che derivano proprio da quelle scelte. Innanzi tutto la modernizzazione degli abiti degli attori per significare l´attualità del testo non contrasta affatto con lo sviluppo dell´azione. Considerando lo sconfortante dilagare della corruzione nella società in cui viviamo, il soggetto di Misura per misura è purtroppo più che mai inquadrabile nella cronaca odierna. Né disturba la foggia dei personaggi cosiddetti "bassi" che, come vagabondi e senza tetto metropolitani, vestono secondo le mode più avanzate dei ragazzi d´oggi. Del tutto irrilevanti sono poi la telefonata iniziale che Angelo riceve dal duca e la musica che, verso la fine, una ragazza ascolta con un walkman. Il tutto è rappresentato in modo verosimile e corretto rispetto al contesto storico, non contrastato dagli spunti di modernità.

«Come sempre in Shakespeare – dichiara il regista Sciaccaluga - anche in questa dark comedy troviamo il mondo che c´è stato, quello che c´è e quello che verrà. All´interno di questa universalità c´è poi la rappresentazione di una specifica realtà che per molti versi assomiglia molto alla nostra attuale. Una realtà insieme mostruosa e affascinante, ben sintetizzata dalla battuta del Duca travestito da frate: "Il mondo è sempre uguale, non fa che peggiorare".»

Di ottimo effetto risulta essere la scenografia di Jean-Marc Stehlé e Catherine Rankl che – con l´imponente impalcatura di legno su più piani che per tutti e due gli atti sovrasta il palcoscenico; ruotando docilmente ad intervalli dettati dalle esigenze dell´azione –  ha la doppia felice funzione di determinare, al cambio di scena, la trasformazione dello spazio in ambienti differenti, quali la reggia, il carcere, la piazza, e, specialmente nella parte finale del secondo atto, di rendere possibili veloci spostamenti dei personaggi lungo percorsi intrecciati fra loro che la rotazione fa sembrare sempre nuovi. L´atmosfera misteriosa e mutevole di tale trovata scenica è ulteriormente arricchita dal gioco abile delle luci e dalle musiche che con la loro morbida variabilità conferiscono al tutto un tocco di mistero.

Lo spezzino Eros Pagni, con i suoi vitalissimi settantadue anni di vita ed oltre mezzo secolo di attività artistica che lo ha visto brillante attore di teatro, cinema, televisione e doppiatore, conferma la sua grande maturazione nell´interpretare in quasi tutto il secondo atto il personaggio protagonista del quale spiega: «Il Duca è un uomo di potere che vuole indagare sull´ amministrazione della giustizia nel suo Stato e sul comportamento dei suoi sudditi. Per scoprirlo decide di travestirsi da frate, il suo piano per controllare in segreto la situazione. Uno stratagemma che gli rivelerà una dura realtà, il suo ducato affonda nella più bieca corruzione e lui è il primo ad esserne coinvolto.» E aggiunge: «Le pulsioni sessuali sono il perno attorno al quale ruota la corruzione. Θ questa la moneta di scambio più utilizzata, sia dai potenti che dal popolo, nel Seicento e nel 2000. Ma questo non lo penso solo io. Nel testo Shakespeare sulla questione corruzione-sesso, parla chiaro: "se si dovesse intervenire su quanti si comportano in modo scorretto con le proprie mogli, bisognerebbe evirare i tre quarti della popolazione!".» E quanto alla battuta spietata del frate «il mondo è sempre uguale, non fa che peggiorare» conclude: «Un pensiero a cui credo di potermi associare in toto perché se Shakespeare qui esprimeva il suo nichilismo, negli anni più depressi della sua vita, quelli che precedono l´ Amleto, io posso dire altrettanto di oggi, basta osservare tutto ciò che abbiamo intorno.»

Accanto a lui bene assolvono ai compiti assegnati loro dalla regìa Gianluca Gobbi (un Angelo che alla fine sembra riconoscere le sue bassezze), Alice Arcuri (una deliziosa Isabella che passa dall´umiltà della novizia devota all´ira della donna umiliata), Roberto Serpi (un Lucio addirittura divertente nella sua deplorevole falsità). Un cenno particolare meritano Fabrizio Careddu, Marco Avogadro, Massimo Cagnina ed Antonietta Bello, impegnati ad interpretare più personaggi ciascuno.  Ma sono bravi tutti e tredici gli attori, dediti a coinvolgere il pubblico in una storia complessa – che non è tra le più spontanee del repertorio shakespiriano – calibrando gli interventi con la tempestività delle entrate e la voluta sovraesposizione dei toni di recitazione,  intervallando autentici momenti di comunicazione emotiva agli aspetti clownistici della corsa dalla platea al palcoscenico e viceversa, riscuotendo per ogni monologo l´applauso convinto del pubblico. Il regista Marco Sciaccaluga propone un siffatto spettacolo fondato sulla duttilità dell´impianto scenico e sull´accentuata interpretazione dei tratti di dramma e di commedia forniti dal testo, non disdegnando perfino un pizzico di cabaret. Un esperimento per noi positivamente riuscito come del resto attestano i vivissimi e ripetuti applausi degli spettatori.


Napoli, 27 novembre 2011

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA













Morto Arnoldo Foà, aveva 98 anni: protagonista del ´900 dal teatro alla tv

L´actualité du mois et le programme des Théβtres Parisiens Associés Venez découvrir les pièces des Theatresparisiensassocies.com !

Venezia - HEDDA GABLER di Henrik Ibsen AL TEATRO GOLDONI DI VENEZIA | 8-12 gennaio 2014ώ con Manuela Mandracchia, Luciano Roman, Jacopo Venturiero, Simonetta Cartia,Federica Rosellini, Massimo Nicolini, Laura Piazza