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Al Teatro Sancarluccio dal 12 al 15 Gennaio 2011 per il Ciclo "DONNE PLURALI"

"NEL NOME DEL PADRE" SPETTACOLO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE CON TERRY PATERNOSTER

Napoli - FINALISTA PREMIO CALCANTE - SIAE PER LA DRAMMATURGIA 2011. "Una donna quando nasce è già una donna, anche se agli occhi di una mamma è sempre una bambina". Un monologo acuto e struggente che vede l´attrice-autrice incarnare tre generazioni di donne, vittime di una violenza efferata e crudele che si consuma fra le mura domestiche; una violenza taciuta, intorno a cui si costruiscono menzogne e tormenti. Le tre voci si alternano in un corpo che si trasforma e si muove in un gioco di figurazioni, ricordi e realtà, fra le note sincopate di una ricercata mistura di dialetti meridionali. Un monologo intenso che immerge lo spettatore in un´esperienza sensoriale ed emotiva, in un´epoca e in una terra del Sud, legata alle tradizioni, al giudizio e alla voglia di cambiare.

 

Sinossi

» il 1954. Carmela, dopo la morte prematura del padre, si trova costretta a crescere da sola con mamma Rosina, in un paesino del sud Italia. Scampata al pericolo di essere rinchiusa in convento, come suggerivano alcune vecchie comari, la piccola Carmela trascorre la sua adolescenza fra le paure di una madre frustrata e severa, vittima di attenzioni indiscrete e chiacchiere di paese. Rosina, rimasta vedova, inizia a lavorare in una masseria come lavandaia e questo permette a lei e a sua figlia di vivere una vita dignitosa. Intanto gli anni passano veloci. » il 1974. Carmela ha ventisette anni, è già una donna, una giovane donna. Zitella, dicono tutti. Sono gli anni settanta, gli anni della presa di coscienza della condizione della donna, gli anni dei movimenti femministi, gli anni della legge sul divorzio, ma per molte donne la vera emancipazione appare ancora "molto lontana". Invece è vicina per Carmela un´inaspettata occasione di matrimonio. E´ il giorno della festa di San Rocco, festa patronale del paese, Carmela viene sedotta da un giovane forestiero, che abusa di lei privandola per sempre della sua libertà. Gli anni settanta erano anche anni di grande arretratezza sessuale e soprattutto nelle piccole realtà di provincia, le alternative al nubilato, per una ventisettenne sedotta e abbandonata, erano davvero molto poche. Per cui, la paura delle chiacchiere diventa per Carmela ancora più forte della violenza subita: il pensiero di denunciare quell´uomo, che a detta di tutti era un bravo ragazzo, si trasforma nell´accordo forzato di arrivare a sposarlo. Il matrimonio di Carmela si rivela da subito un fallimento, aumentano i graffi, i lividi e gli occhi neri; e l´arrivo della piccola Lucia, non migliora le cose. Passano tre anni e la bambina inizia a capire la differenza fra buono e cattivo, ma l´orgoglio di Carmela di apparire, agli occhi di mamma Rosina, come una donna felice, la porta a resistere ai soprusi e alla violenza; fino a quando, gli occhi innocenti della piccola Lucia, la spingeranno a decidere di scappare, ma non riuscirà mai a farlo. Lucia ritroverà sua madre in una pozza di sangue, senza vita, vittima dell´assurda follia di un padre, che forse non rivedrà mai più.

 

Note di regia

Quandosentiamo la parola "violenza", il pensiero va subito agli schiaffi, ai pugni, ai calci, insomma, all´aspetto puramente fisico. Purtroppo non sempre, anzi, quasi mai, violenza è "solo" questo. Soprattutto se accanto a questa parola ce n´è un´altra: "domestica".Spesso taciuta, la violenza domestica, è in grado di cambiare irreversibilmente la vita delle persone coinvolte, anche indirettamente. E´ quello che succede a Lucia, figlia di una madre che ha pagato a caro prezzo un matrimonio forzato (conseguenza delle"chiacchiere della gente"!), di una madre severa e possessiva, di un padre scomparso troppo presto, di un momento in cui non è riuscita a dire un"semplice" no. Lucia non ha mai voluto parlare di suo padre. Ha cancellato il ricordo di una domenica tranquilla che suo padre ha trasformato in un tormento. Ha costruito una nuova vita, fingendo di non aver mai avuto un padre e una madre morta, ammazzata da quello stesso padre. Ma certe cose non si dimenticano. E´, in un giorno qualunque, i ricordi cominciano a riaffiorare, con veemenza, facendosi largo in un animo distrutto, spoglio, scevro da qualsiasi sentimento. Ed ecco, allora, che comincia un cammino all´inferno, faccia a faccia con i peggiori incubi che Lucia ha sempre cercato di reprimere, di spingere in fondo alle caverne più scure della sua psiche: un viaggio in cui Lucia rincontrerà e rivivrà i personaggi e le emozioni che hanno segnato indelebilmente e irreversibilmente la sua vita. Una prova da superare per arrivare, non alla redenzione, ma a una nuova consapevolezza, alla possibilità di vivere la vita sopportando finalmente il peso dei suoi ricordi.

Il palcoscenico è vuoto, al centro Lucia, inchiodata su di uno sgabello, per tutto il tempo immobile, impotente, persa nel labirinto oscuro della sua mente, alla ricerca di un´espiazione di errori mai commessi.

Dicevano che gli errori li paga chi li fa! La verità è che gli errori li paga chi li subisce!

» avvolta nella nebbia. I suoi ricordi appannati, repressi, riemergono come lampi di luce accompagnati da suoni che le fanno paura, la scuotono. Strettissimi fasci di luce colorata si fanno strada tra il fumo per ricordarle che, alla fine di quel tunnel, una possibilità d´uscita c´è. Prima, però, deve attraversarli tutti, quei colori: il ghiaccio, simbolo della freddezza, dell´immobilità, della durezza dei suoi ricordi; il rosso, per tutti i momenti nei quali riaffiorano i ricordi delle violenze; il viola, colore dei lividi, del dolore. D´improvviso una luce bianca e calda porta con sé un momentaneo stato di calma. Lucia non c´è più, ha lasciato posto alla persona che si è presa cura di lei quando è rimasta sola: nonna Rosina, che, con un forte accento del sud Italia, racconta la storia di tre generazioni di donne distrutte da un unico dramma.

Una femmina quando nasce è già una femmina, pure se agli occhi di una mamma è sempre una bambina.

Subito, però, quella luce si spegne e, nuovamente avvolta nel fumo, riappare Lucia. Lo spettatore prova angoscia, rabbia, avverte il senso di claustrofobia che pervade la protagonista, le immagini si susseguono rapide, una dietro l´altra, senza sosta, senza respiro, fino a quando Lucia, che è riuscita a trovare la forza di alzarsi dallo sgabello su cui è rimasta seduta tutto il tempo, deciderà di perdonare suo padre.

» tutto finito, papà.

Tutto non è finito, però. Sul palcoscenico c´è un nuovo personaggio, evocato per tutto il tempo. Ecco che prende finalmente forma Carmela, la madre di Lucia. Racconta la sua infanzia, le sue paure, il suo amore, la sua morte. E, su un apparente dolce e romantico lento che le piaceva tanto e che le ricorda le feste in casa da ragazza, si alzano alte le grida, e lo strazio della violenza, adesso, arriva con tutta la sua potenza, con tutta la sua drammaticità.

Un´unica attrice, tre personaggi. Piccole variazioni vocali, di accento. Pochi elementi visivi (uno scialle per la nonna, una vestaglia per la madre) e cambi di angolazione delle luci donano ai tre personaggi una verità interpretativa che fa dimenticare al pubblico di trovarsi di fronte, ogni volta, alla stessa attrice.E sarà così che tre generazioni di donne, ognuna con il proprio punto di vista, ci ricorderanno che si può perdonare, ma mai dimenticare, lasciando lo spettatore pervaso da quel senso di sconfitta che ormai appartiene indistintamente a tutti noi, cui sembra tutti ci siamo abituati, e verso il quale tutti ci sentiamo impotenti. Perchéin fondo:

Lui mi vuole bene a me. Uno schiaffo, uno schiaffo solo. E cos´è uno schiaffo?!

 

Note dell´autrice

"I diritti delle donne sono requisiti fondamentali per costruire una vera democrazia". [1]

La violenza sulle donne è uno dei più frequenti esempi di "cronaca alla moda"; malgrado sia un problema così diffuso, è una novità politica, non ancora un´emergenza. Spesso una violenza non denunciata, spiana la strada all´omicidio, ma soltanto il 18% delle donne sa di trovarsi difronte ad un reato. Per l´opinione pubblica, l´omicidio derivato da una relazione di coppia "malata", resta un fatto privato e lo Stato non sempre condanna il marito violento o il povero padre, depresso perché disoccupato.

Questi sono i riverberi di una realtà che ospita sempre più crimini, la cui natura va di pari passo con i cambiamenti della società, Cambia la società, cambiano le cause dei crimini, ma il reato rimane. Econtinuiamo ad alzare le spalle di fronte agli articoli che riducono il tutto ad una parola: "Raptus".

Nella maggior parte dei casi la notizia vienediffusa sulla base di indicatori comuni: si parla del colpevole, dell´arma, del movente, molto poco della vittima, quasi mai delle ripercussioni di una strage su un figlio. Ci sono centinaia diarticoli, che suonano la stessa canzone con note apparentemente diverse, ma sempre rivolte al lettore che compra la rivista col titolo migliore. I casi sembrano così tutti uguali, sempre la solita storia, anche se ogni storia ha i suoi protagonisti e i suoi finali a sorpresa.

Io non parlo della notizia, ma del "fatto", perché la notizia muore, il "fatto" rimane. Ho visto e ascoltato donne, che hanno trovato il coraggio di difendersi con i pugni stretti, ma anche donne perse in lunghi silenzi di paura. Alcune si sono rialzate, altre si sono spente per sempre. Ci sono donne che subiscono violenza ogni giorno, ma rimangono zitte, legittimando graffi, lividi e occhi neri per non macchiare il buon nome del marito.

Nessun riferimento a persone, la cronaca conserva una nutrita lista di nomi e cognomi e ognuno di noi, ne conosce almeno uno. Questa è solo una delle storie, fra le tante testimonianze raccolte, proposta come il risultato di una riguardosa rielaborazione drammaturgica.

Le piccole voci, hanno bisogno di strumenti forti per parlare. Io ho scelto il teatro. Il cieco che non vuole vedere può ancora ascoltare.

 

dal 12 al 15 Gennaio 2011 feriali 21,15 / domenica 18,30

(Mattinate scolastiche 12,13,14 gennaio)

Ciclo "DONNE PLURALI", SPETTACOLO CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE CON TERRY PATERNOSTER CHE AVETE APPREZZATO IN "AMORE E PSICHE" ED IN "FEDRA"

Intergea S.r.l

presenta

NEL NOME DEL PADRE scritto e interpretato da

Terry PATERNOSTER

Suono e luci Leo Zagariello

Regia Domenico LADDAGA


(4 gennaio 2012)


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