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Venerdì 4 novembre 2011, Teatro Nuovo di Napoli

Maria Paiato in Anna Cappelli, uno studio di Annibale Ruccello

La storia di una passione senza ritorno, con la regia di Pierpaolo Sepe,

e l’opera dell’artista Gloria Pastore, per il secondo appuntamento del progetto EraEva

Napoli - Una brutale lotta senza tempo e spazio in un´anima ossessionata: una donna sconfitta che rivive il fallimento doloroso della propria vita, la follia, la disperazione, la perdita. E´ la protagonista, interpretata da Maria Paiato, di Anna Cappelli, uno studio di Annibale Ruccello, che debutterà, in prima nazionale, venerdì 4 novembre 2011 alle ore 20.30 (in replica fino a domenica 20), al Teatro Nuovo.

Presentato dallo Stabile di Innovazione partenopeo, l’allestimento è il secondo appuntamento del progetto EraEva, articolato in dieci spettacoli protagoniste le donne, attraverso l’interazione tra forme e linguaggi artistici del contemporaneo, in un percorso che spazia dalla  pittura alla scultura, dalla fotografia alle videoinstallazioni. La scultura “Corpus mens (la donna legata)”, protagonista di questo “incontro” artistico, è di Gloria Pastore

Anna Cappelli è una storia “piccola”, che ha come protagonista una persona comune, osservata mentre la vita porta verso scelte atroci che potrebbero trasformarla in “mostro”, ma che Ruccello riesce a colmare di pietà, la pietà per i deboli, per i traditi, per i pazzi, per i disperati, per gli emarginati.

E’ una donna che vive in una cittadina di provincia, in una stanza in affitto da una fastidiosa signora “per bene”, lavora al Comune, s’innamora di un ragioniere che non la vuole sposare, ma vuole vivere con lei, accetta, viene emarginata da tutti, e dopo anni di vita comune, lui decide di vendere l´ appartamento, cacciarla di casa e trasferirsi in Sicilia. A questo punto scatta in Anna qualcosa che la spinge verso la follia. La sua risposta alla solitudine, dopo l’ennesimo abbandono sarà violentissima e, insieme, teneramente straziante.

“Maria ed io – spiega il regista - abbiamo deciso di continuare a studiare le possibilità di messa in scena del monologo. Dopo il lavoro su Erodiade di Giovanni Testori, andato in scena nella stagione passata, quest’anno abbiamo deciso di affrontare Anna Cappelli, partendo dal Teatro Nuovo di Napoli, anche palcoscenico produttore, che ospita un affettuoso e interessante omaggio all’autore stabiese scomparso venticinque anni orsono. Il nostro studio segna un approccio a questo dramma complesso e dal significato profondo e doloroso. E’ l’oscuro scrutare di Ruccello che cercheremo di restituire con adesione intellettuale ed emotiva”.

Il delirio naturalistico e minimale di Anna Cappelli, ambientato in una miserabile Italietta degli anni ’60, può sembrare, ad una lettura poco attenta, banale e scarsamente dotato di una vena originaria limpida e necessaria. Ma, a uno sguardo più accorto, non sfugge la mostruosa e depravata sottocultura piccolo-borghese, che invade ogni respiro del dramma, incarnandosi in una donnina in apparenza docile e insignificante.

Dietro la follia della normalità, c’è un processo culturale drammatico che ha vissuto il nostro paese. La protagonista del dramma porta in sé la miseria degli anni in cui divenne più importante avere, piuttosto che essere. Il principio del possesso, che ancora guida le nostre vite, si affermò ingoiando tradizioni culturali nobili e preziose. E’ come trovarsi al cospetto di un noir, in cui l’assassino è l’affermarsi di principi capaci di alterare le nostre nature, le nostre coscienze, le nostre azioni, i nostri destini e trasformarci in esseri immondi.





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