Sabato, 24 Ottobre 2020  
                                                   

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Stagione Sinfonica:

Stefan Anton Reck dirige l´Orchestra della Fondazione Petruzzelli

Bari - Domenica 30 ottobre alle 21.00 il maestro Stefan Anton Reck condurrà l´Orchestra della Fondazione Petruzzelli in un concerto tutto dedicato al grande Ludwig van Beethoven (1770-1827).

 In programma: il Concerto triplo per pianoforte, violino, violoncello ed orchestra in do maggiore, op. 56 (1803-1804) che vedrà impegnati in qualità di solisti Gregorio Goffredo (pianoforte), Pacalin Pavaci (violino), Mauro Gentile (violoncello).

Seguirà la Sinfonia n. 9 in re minore, op. 125 corale (1822-1824). Solisti: Svetlana Kasyan (soprano), Annely Peebo (contralto), Dominik Wortig (tenore) e Rafal Siwek (basso).
Maestro del Coro della Fondazione Petruzzelli Franco Sebastiani.

 

Informazioni: 080.975.28.40

Triplo concerto op. 56 per pianoforte, violino e violoncello e orchestra

Allegro – Largo – Rondò alla polacca

 

Fu composto fra il 1803 ed il 1804, molto probabilmente per l’arciduca Rodolfo d’Austria (che studiava pianoforte con Beethoven) nella cui residenza venne eseguito in forma privata; la prima esecuzione pubblica avvenne soltanto nel 1808.  L’autore lo definiva “sinfonia concertante”. Si rifà allo stile concertistico francese, o meglio parigino e quindi più brillante ed estroverso di quello creato a Vienna da Haydn e Mozart. Molte le idee che appaiono nel primo tempo, introdotte dagli strumenti solisti (peraltro la parte pianistica, sicuramente pensata per l’arciduca, appare la meno impegnativa almeno sul piano tecnico). Il conciso Largo appare denso di concentrazione,  mentre il Rondò trabocca di brillante scorrevolezza. Dal punto di vista formale è per Beethoven quasi un ritorno alle antiche forme, quella del “concerto grosso” per intenderci che – contrariamente a quanto avveniva invece ai suoi tempi in cui si privilegiava il dialogo o la contrapposizione fra un solista e l’orchestra – affidava a più di uno strumento il ruolo di controparte con l’orchestra.

 

Sinfonia in re min. n.9 op.125 “Corale”

Allegro ma non troppo, un poco maestoso – Molto vivace – Adagio molto e cantabile, Andante moderato, Adagio – Finale

 

Sin dal 1793 Beethoven aveva espresso l’intenzione di musicare l’ “Ode alla gioia” di Schiller. Va ricordato che il grande poeta aveva chiamato la sua creazione “Ode alla libertà”, ma poi cambiò titolo e versi per non avere problemi con le autorità del tempo.

Fu così che Beethoven compose  nel 1795 un lied il cui tema riprese poi, dodici anni dopo, nella “Fantasia per pianoforte, coro e orchestra op.80” ed infine, con alcune trasformazioni, nel tempo conclusivo della sua “Nona sinfonia”.

La composizione della “Nona” fu la conclusione di una serie di progetti ed abbozzi i cui primi segni si colgono già nel 1811, ma solo undici anni dopo la sinfonia incominciò a prendere forma definitiva per essere conclusa nel febbraio del 1824. Prima esecuzione  – coronata da grandissimo successo – a Vienna il 7 maggio 1824, al teatro di Porta Carinzia, sotto la direzione dell’autore. Nell’opera si sostanzia il costante messaggio ideologico della Gioia quale slancio vitale ed un ottimistico impegno a superare personali egoismi in una fratellanza universale. L’inclusione della parte corale, dette un incisivo personale slancio alla concezione classica della sinfonia: Wagner vedeva nell’opera  un decisivo avvio verso il “Gesamtkunstwerk” cioè “l’opera d’arte totale”. Opera di notevoli dimensioni conferma eloquentemente la vastità della visione creativa beethoveniana, attuata con sfolgorante ed incisiva ricchezza di temi e ritmi di struggente presa. Il finale prevede l’impiego di un coro e di quattro solisti.

 








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