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I CORSIVI DI ELDORADO

Clochard a Napoli

Atto primo

Cari amici teatrocul/turisti,

meno male che il gran freddo è passato, pare. E dispari.

Però non tutto il freddo viene per nuocere.

Per esempio, a Napoli … alla stazione metropolitana di piazza Dante, un Carlo Alfano così simpatico non lo vedrò mai più.

Con le coperte a scacchetti rosa, verde e blu ben ripiegate ai piedi del suo grande nero concettuale, quello alla parete vicino al bar.

Un tocco di colore caldo e comunale. Vagabondo, imprevisto, sociale.

Mi è piaciuto molto, col freddo concettuale che fa a Metronapoli.

Io, l´Al fhan plus ritoccato e partecipativo, l´ho visto alle 11.00 di una fredda mattina. Ma credo che a sera tardi si sarà registrato il picco più alto per "l´arte moderna aperta" del metrò.

Quando la stazione dell´arte "Dante" si è chiusa al pubblico ap-pagante degli intenditori (salvo abusivi, portoghesi, s-partenopei …) e si è aperta - eccezionalmente per freddo - ai disperati della terra.

E´ allora che si è registrato il massimo d´intensità della Bellezza. Dello sguardo insolito e nomade, trasversale-sociale. Foriero di nuovo pubblico, di nuove energie radicali erranti.

Forse tra questi nomadi a forza, tra questi homeless moltoless, c´è il nuovo artista chiave e chiavica. C´è il Cara-viaggio di passaggio a Napoli 2012.

Chi lo sa? Mai dire mai: le vie del Signore dell´arte (e mestieri artigiani teatrali di strada ) sono infinite. E vanno di notte. Notte fonda, e di fronda!

Il gran freddo mi ha fatto verificare a sorpresa lo spread dell´arte pubblica contemporanea a Napoli. Tra la vetrina delle ambizioni politiche bassolineate di giorno (che fu) e il ricovero sociale dei senzatetto di notte. Come ai tempi di Viviani: Napoli notte e giorno. Chi resta e chi s-parte, bambulé. O no?

 

Arte marginale che, alamarcord!, proprio su questa tematica vagabonda, si presentò a me l´anno scorso, di questi tempi. Ma svanì nel nulla di fatti, per un banale malinteso. Per un quiproquo, per un irrigidimento di hommo lesso. O forse per il "fattore N" che aleggia su Napoli.

Quel nonsoche per cui due napoletani di genio e di sgusto non si troveranno mai a fare concordi una impresa. Autocentranti e tropposospettosi uno dell´altro!

Bene, anzi male: racconto rapidamente l´avventura mia corsiva d´arte sociale fallita nel mondo clochard.

 

Un amico regista mi leggeva on line. Condivideva i testi e i contesti, parole  musica. M´incontrò per la via e mi fece: "Mi piace il tuo modo di scrivere, ti fai leggere, funziona. Finziona e friziona per me. Ma sei un po´ sprecato: devi fare il salto. Devi passare dallo scritto all´orale. Dal giornalismo scritto a quello televisivo, come ha fatto Saviano …".

Io non ci potevo credere. Quello parlava e io pensavo: che fortuna, è la svolta, la mia grande occasione, altro che assessorato comunale capostaffo!"

"Pigliammoci ´nu cafè, s-offro io", proposi. E così nel bar, quello che sta a piazza Cavour, un po´ defilato nell´angolo, coi tavolini fuori, gli dissi: "Scusa, come si fa a fare il salto alla Saviano?"

"Semplice", rispose il mio amico regista: "Io ho una televisione (abbiamo una banca …, mi grattai sotto, per scaramanzia, non si sa mai … ) … sta presso l´ex ospedale San Camillino alla Sanità, quello subito dopo il ponte, andando per le Fontanelle, lo conosci?"

"Figurati ….", risposi.

 

"Ora", riprese, "l´ospedale è stato dismesso e fa servizio sociale, assistenza: fa accoglienza ai de-relitti, asilo agli ex tossici, laboratorio dei poveri …; alla sera si apre e s-offre umanità e solidarietà ai barboni, con fondi regionali: una doccia calda, pasti caldi, un posto letto caldo e pulito a 150 disgraziati che non sanno dove andare. Ma la richiesta è molto più alta e al centocinquantunesimo si chiude il cancello e stop. Gli altri poveracci restano fuori e si arrangiano come possono."

 

"Si, capisco, complimenti, compimenti, commoventi: ma io che c´entro?" "Aspetta", mi disse l´amico regista, "io ti faccio fare il salto. Ti faccio diventare gran clochard!". "Grazie, molto gentile", risposi beffardo "… un bel salto sociale: è quello che speravo da sempre! (Ma arrivi secondo: già c´è il teatrocult che mi spinge su questa via, nda)".

"No, ti spiego", continuò, "la nostra tv del San Camillino si occupa esclusivamente di temi sociali: marginalità, devianza, accoglienza, clochard …". "Bene, ti posso progettare una bella struttura leggera, smontabile, multiuso, interna al San Camillino, fammi dare un incarico dal Centro La tenduccia: ho una idea buona ….", dico per tagliare corto. "Ma no, è poco: io ti faccio fare molto di più …", quello replica all´istante.

"Il restauro di tutto l´ex ospedale?", azzardo beffardo. "Di più … di più ... ", dice simpaticamente l´invasato amico mio regista. "Il restauro di tutto il rione Sanità?", azzardo oramai stremato, troppa grazia sant´Antonino.

"No", quello dice secco, misterioso, "la cosa si svolge su un altro registro. Su un piano televisivo storico-critico-analitico, ... con la parvenza di racconto gaddiano. Ma c´è anche un mix Capote-Mastriani, dentro la tv d´oggi. Hai capito?"

"No!", gli rispondo e faccio per andar via.

Quello non si scompone e dice calmo, con buona recita teatrale: …

 

Stop. Rimanete con noi. Pausa di due minuti. Ci vediamo dopo la pubblicità. Ta-tà.


(24 febbraio 2012)

Nella foto: Eldorado alias Eduardo Alamaro

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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