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IL TEATRO CI GUARDA

di Antonio Tedesco

Brevi considerazioni a margine di un S.O.S.

S.O.S. Teatro. Alla fine non c´è molto da aggiungere. Il titolo dell´incontro tenutosi nell´ambito del NapulitanArt Festival, nelle sale del Maschio Angioino, a Napoli, lo scorso 18 febbraio, dice già tutto. D´accordo. Il teatro è sempre stato in crisi. Lo è da decenni, forse da secoli. E se vogliamo giocare un po´ con le parole potremmo dire che il teatro è la crisi. Coincide con essa. Anzi dovrebbe essere (quando è vero teatro) generatore e portatore di crisi. Ma questo, ovviamente, è un principio concettuale che attiene alla sua filosofia. La pratica è un´altra cosa. E si manifesta con problemi concreti di sopravvivenza.

Sempre gli stessi. Le ristrettezze economiche che strozzano i teatri. Specie i più piccoli e meno “protetti”. A causa della cattiva distribuzione delle risorse, dell´iniqua assegnazione dei fondi pubblici e via dicendo. La situazione è complessa, i problemi annosi e contorti e purtroppo non abbiamo ricette da dare, né strade da indicare. Non possiamo fare altro qui, che tentare una riflessione. Per cercare di acquisire un minimo di consapevolezza.

Tra gli intervenuti all´incontro c´era chi vive quotidianamente sulla propria pelle, sulla pelle dei teatri che gestisce, questa realtà. Lello Serao e Carlo Cerciello, ad esempio, che rappresentano due teatri, per così dire, di frontiera, come il Teatro Area Nord e l´Elicantropo. Due realtà che sono, oltretutto, testimonianze vive e presenti sul territorio. La periferia nord della città da una parte, e il centro storico dall´altra. Espressioni di un teatro che dovrebbe abbracciarlo questo territorio, e accompagnarlo verso un´evoluzione, un riscatto. Aiutarlo a migliorarsi. Un teatro presente e necessario. E che invece viene lasciato solo, abbandonato a sé stesso. Avamposti assediati e accerchiati a cui non mancano solo i viveri, ma addirittura l´ossigeno. Lottano per sopravvivere. Ci riescono a stento tra mille sacrifici. Rischiano di capitolare ogni momento.

 

E non potrebbe essere altrimenti. Perché anche così il teatro continua a fare il suo lavoro. Continua ad essere un riflesso. Si incorre spesso, infatti, in un errore di prospettiva. Non è il teatro ad essere in crisi. Il teatro c´è, e ci sarà sempre finché esisterà l´ultimo uomo sulla faccia della terra. Quella che, forse per consolarci, chiamiamo crisi del teatro è, in realtà, una crisi di civiltà. La crisi profonda (e non ci riferiamo alla crisi economica che è solo una conseguenza, e forse neanche la peggiore, che sta uccidendo lo spirito della Civiltà Occidentale.

Un esempio per tutti. Quando un ministro di un paese come l´Italia (e qui bisognerebbe citare la tradizione culturale e artistica se in questo contesto non risultasse ridicolo), ubriacato da quei diagrammi economico-finanziari che ci hanno intrappolati in un labirinto senza uscite, dichiara pubblicamente che “Con l´arte non si mangia”, vuol dire che il processo di decomposizione si è compiuto. Siamo arrivati. La civiltà è collassata.

E dovrebbe aprirci ulteriormente gli occhi il fatto che quella che dovremmo chiamare ancora con un po´ di orgoglio, la nostra Civiltà Occidentale, stia cominciando a morire proprio là, dove alcuni millenni fa era nata.

Sì, ci riferiamo alla Grecia. Alla “crisi” che sta distruggendo la Grecia.

 

(22 febbraio 2012)

 

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