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Dopo un´ora e quaranta minuti di spettacolo, i nutriti e convinti applausi del pubblico

Teatro Mercadante "La casa di Bernarda Alba" di Garcìa Lorca

Servizio di Elio Barletta

Napoli - La stagione teatrale 2011–2012 del Mercadante si è aperta mercoledì 19 ottobre 2011 con  il capolavoro di Federico Garcia Lorca La casa di Barnarda Alba, che il poeta e drammaturgo terminò di scrivere il 19 giugno 1936, due mesi prima di quel tragico 19 agosto in cui – tre giorni dopo essere stato arrestato per volere del governatore della città di Granada, José Valdés Guzmán, appoggiato dal generale Queipo de Llano, entrambi falangistimalgrado le promesse fatte di rilascio, fu segretamente fucilato, a notte fonda, sulla strada che va da Víznar a Alfacar ed il corpo non fu mai più ritrovato, destando l´orrore e la riprovazione del mondo intellettuale, primo fra tutti dell´amico Pablo Neruda. Lo spettacolo, che andrà in scena fino a domenica 6 novembre, è prodotto dallo stesso Mercadante assieme a Napoli Teatro Festival Italia, al Teatro Stabile di Catania ed in collaborazione con Teatre Nacional de Catalunya  di Barcellona e il Teatro Espańol di Madrid. Dato in prima assoluta proprio nell´ambito della seconda tranche del Festival al Teatro San Ferdinando il 30 settembre ed il 1° ottobre scorsi, questo dramma è stato voluto dal nuovo direttore Luca De Fusco, che lo ha espressamente commissionato a Lluis Pasqual, un regista spagnolo di fama internazionale, tra i più acclamati in Europa negli ultimi decenni, già segnalatosi per averlo diretto nei due summenzionati teatri di Barcellona e Madrid, riscuotendo ampi consensi.
A Lina Sastri (nella foto a destra), scelta per interpretare il personaggio protagonista indicato nel titolo, si affiancano nei rispettivi ruoli le attrici Maria Grazia Mandruzzato (la domestica Poncia), Anna Malvica (la madre di Bernarda, Maria Josefa), Gaia Aprea (la figlia Angustias), Chiara Baffi (la figlia Magdalena), Marcella Favilla (la figlia Amelia), Azzurra Antonacci (la figlia Martirio), Federica Sandrini (la figlia Adele), Dely de Maio (la vicina Prudencia), Olivia Spigarelli (la serva), Dalal Suleiman (il mendicante) ed il coro Vocalia diretto da Luigi Grima. Oltre a Lluís Pasqual collaborano allo spettacolo Juan Carlos Martel (regista assistente), Paco Azorín (scenografo), Jordi Soler (assistente scenografo), Isidre Prunés (costumi), Nieves Casquete (assistente costumi), Maria Domènech (disegno luci), Josep M. Arrizabalaga (musiche), Roc Mateu (disegnatore del suono).
La casa di Bernarda che Federico riuscì a leggere ai suoi amici più cari nei pochi giorni che lo separarono dalla morte, come sua ultima opera ne rappresenta quasi una sorta di testamento spirituale. Riportarla in scena oggi significa rendere omaggio ad uno dei maggiori esponenti spagnoli della letteratura e del teatro di tutti i tempi che in vita non ebbe, non diciamo gli onori, ma neanche quei semplici riconoscimenti  che, un po´ per le sue legittime scelte politiche, un po´ per la sua altrettanto legittima condizione omosessuale, gli furono negati. Nel dramma la trama va ben oltre l´opposizione politica alla dittatura perché tocca un tema che riguarda il costume della società spagnola degli anni trenta, fondato sull´ipocrita moralismo che il regime sventolava per nascondere le sue azioni criminose con l´appoggio di un clero locale bigotto e corrotto. La vicenda si snoda in un opprimente clima familiare, offrendo una cruda rappresentazione dei rapporti fra i sessi imperniata sulla dolorosa e drammatica condizione di subalternità´ ai maschi del mondo femminile. I significati sono molto chiari, anche se in parte non più attuali perché la Spagna di oggi non è certo quella della tirannia franchista. Il regime politico, il costume civile, lo stato sociale, l´opinione pubblica sono fattori indubbiamente cambiati, tuttavia tra le pagine del dramma soffia un sentimento così spiccato di dolore e di ribellione contro i pregiudizi che servono a mascherare i privilegi delle caste dominanti da indurre a ritenere che, per certi versi, le tematiche trattate possano essere ancora attuali.
Si inizia con la dismissione di un funerale celebrato per la morte del secondo marito di Bernarda, evento per il quale la donna si propone di mantenere il lutto stretto per ben otto anni. Nei suoi panni si muove la madre opprimente che – essendosi per sua scelta reclusa in casa – tiranneggia sulle sue cinque figlie pretendendo di imporre loro la condivisione del suo isolamento. Il falso suo scopo è di tenerle «al riparo dei pericoli delle passioni, dell´amore e del mondo», ovvero lontane dalle insidie derivanti dalla frequentazione della gioventù maschile, una vera e propria guerra contro l´altro sesso.  In realtà, dietro la sua intenzione precauzionale si nasconde un imperativo che per le sue modalità assomiglia più alla dura sentenza di un giudice che ad un bisogno intimo di vivere un dolore. Privata per la seconda volta dell´uomo che le stava accanto, tra le spesse mura della sua casa non deve penetrare alcun altro alito di sentimento, alcun altra speranza d´amore.
Sorvegliate, controllate, represse le cinque figlie si muovono come se stessero in un carcere. Angustias, la  maggiore – 39 anni – nata dal primo matrimonio è malferma in salute, ha poca grazia e fa spesso le bizze, ma è l´unica ad aver diritto ad ereditare la fortuna non ingente ma sicura che le ha lasciato il padre. Magdalena – la primogenita della prole avuta da Bernarda dal secondo marito – è emotiva, sente molto la mancanza di suo padre e rinnega la sua condizione di donna. Amelia – l´unica a manifestarsi spensierata ed allegra – ha una presenza insignificante. Martirio – sempre molto invidiosa ed arrabbiata – ha da dire con chiunque e per qualunque motivo. Adele – 20 anni – è la più giovane e bella, dotata per giunta di una natura ribelle. Il cast, tutto femminile, dei personaggi è completato da Poncia, la vecchia domestica che per anni ha servito Bernarda e che fa ora da governante, la cameriera effettiva e Maria Josefa, madre di Bernarda, perciò nonna delle ragazze, che ogni tanto evade dalla camera in cui vive rinchiusa per i suoi discorsi dissennati.
Delle figlie, solo Angustias ha – con il consenso della madre – un fidanzato  bello e prestante che potrà sposare perché è l´unica ad avere una dote. Il giovane – un certo Pepe il Romano –  non frequenta la casa per il ben noto isolamento dai maschi. Quindi non è rappresentato in scena da alcun personaggio, ma di lui si parla spesso perché piace a tutte e cinque le ragazze, in particolare ad Adele che lo ama ed è da lui ricambiata. Se Pepe è intenzionato a sposare Angustias lo fa solo per convenienza, attratto dai soldi della dote. In un crescendo di nervosismo aleggiante nei discorsi e nelle entrate ed uscite di scena, si apprende che Adele è riuscita ad avere rapporti sessuali con Pepe e che è attualmente incinta. La giovane è intenzionata a non rinunciare all´uomo che ama, disposta anche ad accettare che sposi sua sorella, pur di averlo anche per sé in una relazione extraconiugale. Ma, quando si rende conto che pure questa possibilità le sarà negata, si ritira nella sua camera. In un raccapricciante finale le donne scopriranno che si è uccisa. Ed immediatamente Bernarda, per nulla sconvolta, ordina a tutte di non piangere e di raccontare alla gente del paese cha Adele è morta vergine. 
L´allestimento dello spettacolo è stato fondato su di un uso del tutto particolare della sala del teatro: rimosse gran parte delle poltrone della platea, a metà della stessa è stata collocata ed eretta una grande gabbia parallelepipeda, sviluppata in lunghezza nell´intera direzione trasversale della sala, in larghezza per un terzo circa della direzione assiale ed in altezza fin quasi ai palchi di seconda fila. Affacciate fra loro, la due aree semiellittiche residue della sala ospitano le poltrone sistemate in modo che il palcoscenico sia osservato da due zone contrapposte di pubblico. Il soffitto e le quattro pareti laterali della gabbia sono rivestite da teli di candida garza semitrasparente; i due teli che si affacciano agli spettatori fungono da sipari, potendosi sollevare talvolta per mostrare l´interno delle stanze dove vivono i personaggi. Tale soluzione scenica – certamente dispendiosa di danaro e di fatica – pur nel comprensibile intento di collocare l´azione fra gli spettatori, presenta vari inconvenienti riguardanti la facilità di accesso ai posti e la visibilità completa da alcuni  palchi della terza fila. Asseconda, inoltre, sempre più la tendenza attuale – per noi discutibile – di far perdere importanza al palcoscenico da sempre strutturalmente sistemato sul fondo di ogni sala teatrale ed all´uso tradizionale del sipario per i cambi di scena e di inizio/fine di ogni atto.
Per quanto concerne la recitazione ci permettiamo di non far parte del coro pressoché unanime di entusiastici consensi che certa critica ha riservato alla protagonista. Indubbiamente lodevole nel cammino artistico che Lina Sastri sta percorrendo dalla canzone verso il cinema ed il teatro – perfettamente inserita nella durezza espressiva dell´aspetto e nei movimenti decisi del personaggio di Bernarda – esagera forse un po´ troppo nella rapidità di dizione e nell´altezza dei toni degli interventi di massima tensione, a danno della chiara comprensione delle parole. Ottimo l´intero cast, tutto femminile, che la circonda, nel quale si distinguono particolarmente Anna Malvica, Gaia Aprea, Chiara Baffi, Olivia Spinarelli, Dely De Maio.
La versione proposta dal regista spagnolo Pasqual è interamente finalizzata ad accentuare l´atmosfera inquietante della vicenda. Il predisporsi di un folto numero di donne vestite di nero che durante la cerimonia si esibiscono in invocazioni, preghiere, canti si ispira felicemente allo stile della tragedia greca.  Tra sfoghi di odio, accenni d´amore, manifestazioni di follia il recitativo della madre e delle figlie va progressivamente agitandosi in contrasto con il contenuto e distaccato atteggiamento poco comprensivo della servitù. Sin dall´inizio, comunque, prende corpo l´attesa di un qualcosa di inesorabile e terribile che poi alla fine accade con la scoperta del suicidio di Adele, accompagnato da un´esplosione collettiva di disperazione abbastanza accentuata e caotica.
Dopo un´ora e quaranta minuti di spettacolo, nutriti e convinti applausi del pubblico hanno salutato l´intera compagnia. Il dramma sarà ripresentato a Catania, ma nel mese di giugno del 2012.

Napoli, 25 ottobre 2011


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