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Gli inediti
PENSIERI IN LIBERA USCITA
di Manlio Santanelli
Terza uscita
 
Napoli - In questa rubrica proporremo periodicamente riflessioni, pensieri, raggi di luce di un drammaturgo italiano dal notevole spessore artistico e culturale, Manlio Santanelli. I PENSIERI IN LIBERA USCITA sono del tutto inediti e, per tale ragione, in caso di utilizzo a scopo citazione sarà opportuno richierdere consenso alla nostra redazione. a.c.


PENSIERI IN LIBERA USCITA
di Manlio Santanelli


  • Se è vero che passiamo su questa terra come ospiti, va detto che le condizioni della locanda peggiorano di giorno in giorno.

  

  • E´ un ignorante come pochi. Crede che "I Caratteri" di Teofrasto sia un vecchio manuale di tipografia. 

 

  • Una compagnia teatrale, assieme ai ringraziamenti, dovrebbe provare anche le scuse in caso di fiasco.  

 

  • A pesargli non erano soltanto quelle cinquanta primavere, ma anche le cinquanta  estati, i cinquanta autunni, i cinquanta inverni. 

 

  • La voce più pesante del bilancio familiare è il senso di colpa. Spendiamo di più per il senso di colpa che per  vitto, alloggio, e tutto il resto.

 



 I precedenti

Seconda uscita

  • Estate. La città è deserta. Una monaca raggiunge il centro di una piazza assolata e si denuda.
  • L´anima non suda sotto le ascelle.
  • Il cieco, in quel giardino, toccava una dopo l´altra le foglie, accompagnando l´azione con un impercettibile movimento delle labbra. Compresi allora che egli le leggeva, e che gli alberi erano per lui tanti libri che gli raccontavano storie diverse.

  • Un uomo muore definitivamente nel momento in cui muore l´ultima delle donne che lo hanno amato.
  • Nei paesi a regime dittatoriale coloro che pronunciano alla stessa maniera la "s" e la "f" corrono seri rischi in quanto possono essere scambiati per dissidenti, quando sono soltanto diffidenti.

Prima uscita

  • Paranoico non è soltanto chi crede di avere molti nemici, ma anche chi crede di avere molti amici.

  • "Lei non sa chi è lei".

  • Lui: io con te perdo la cognizione del tempo.
    Lei: io con te perdo il tempo.

  • Ho conosciuto una persona che dell´infanzia aveva rimosso tutte le belle esperienze e ricordava soltanto i traumi.

  • Il mondo si è fatto decisamente permissivo. Se oggi Iddio dovesse incontrare Mosè, in luogo dei "Dieci Comandamenti" si limiterebbe a consegnargli "Dieci Suggerimenti".




Manlio Santanelli biografia

1938: nasco a Napoli, di circa cinque chili (ai quali in seguito non aggiungerò molto di più).

Ho quattro anni, quando nel porto della mia città salta in aria una nave carica d´esplosivo, disintegrando tutti i vetri delle case. Mio padre, medico, ma soprattutto stratega di vaglio, ricorre ad un collega radiologo che gli fornisce un gran numero di radiografie. Usate, purtroppo: quelle nuove servono a lui. Le radiografie, applicate alle finestre, si rivelano sufficientemente protettive contro pioggia e gelo. Ma allo spuntar del sole pareti e pavimenti si popolano di teschi e casse toraciche, di tibie ed ossa pelviche d´ogni foggia e patologia. Si parla dell´infanzia come di un periodo di formazione. E di deformazione no?, dico io.

Di lì a poco mio padre, sempre lui!, terrorizzato dai bombardamenti, elegge Venafro, paese a nord di Napoli, come rifugio tranquillo nel quale trasferire la famiglia nella attesa della fine del conflitto.

Gli eventi che seguono a stretto giro, per quanto li si voglia interpretare in senso positivo, non confermano in pieno la profezia paterna: è appunto a Venafro che si attesta la resistenza tedesca, la tristemente nota "linea gotica"; e lì resta per circa due anni.

1944: come Dio vuole ritorniamo a casa, nella Napoli dei soldati americani e delle "segnorine". Ma, appena seienne, devo ammettere che faccio la conoscenza di quella realtà soltanto per sentito dire, e a bassa voce per giunta.

Lo stesso anno imbocco il nero tunnel degli studi regolari, cunicolo di poche certezze e molte incertezze che sbocca direttamente nella maturità classica, l´unica forma di maturità di cui io sia in grado di esibire regolare certificazione.

Quel tunnel, tuttavia, non m´impedisce di guardarmi attorno e di contrarre una violenta passione per il basket, disciplina in cui "secondeggio" (non me la sento di dire "primeggio"), arrivando sovente a cogliere gli onori delle cronachette sportive, nell´ultima pagina, in fondo a destra, del quotidiano cittadino con la minore tiratura. E´ qui che mio fratello, più grande di me di qualche anno, comincia a collezionare i ritagli di stampa che mi riguardano.

Ma gli amori di gioventù, si sa, sono fascine che bruciano in fretta. Quando, pressappoco in quel tempo, m´imbatto nella chitarra classica. Non ho un attimo d´esitazione e mi regolo secondo l´aureo principio del chiodo che scaccia il suo omologo.

Nel frattempo m´iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza. Non nutro nessun interesse particolare per Digesti o Pandette: quella è l´unica facoltà rimasta libera dopo le scelte operate dai familiari e dai parenti che mi precedono. E io non sopporto di fare il fanalino di coda a nessuno.

La chitarra, per suo conto, comincia a darmi qualche soddisfazioncella. Il mio nome fa capolino dalle cronache musical-mondane, ma rigorosamente all´ultima pagina del minor quotidiano della città, in fondo a sinistra questa volta. E mio fratello, paziente, inaugura un altro album di ritagli.

Si giunge così all´epoca del boom economico italiano. Nei primi anni Sessanta non esiste cittadino medio che non possegga, o aspiri a possedere, la sua brava macchinetta con il nome della fidanzata, o della moglie, o della figlia, o - in mancanza di meglio - della nonna, stampigliato sul radiatore. Decido di entrare nella RAI TV, Ente Radiotelevisivo Italiano, per potermene comprare una anch´io (di macchinette, si intende, non di fidanzate). Avrei fatto meglio ad entrare in un salone automobilistico, l´avrei pagata meno cara.

Tra una cosa e l´altra vola via un ventennio. Ma in quel tempio dello spreco economico e della dissipazione del genere umano, e più ancora di quello umanistico, apprendo comunque tutto quanto è bene non fare in tema di spettacolo. E´ un breviario alla rovescia, ma è pur sempre un breviario.

1981: esco dalla RAI a fronte media, né alta né bassa, forte del fatto che ho appena scritto, e visto andare in scena, il primo testo "Uscita di emergenza", che fa risalire il mio nome dall´ultima pagina di quel quotidiano dalla tiratura minima verso pagine meno marginali di una stampa un po´ meglio distribuita.

Ma nel frattempo mio fratello se n´è andato, smentendo penosamente la mia solida convinzione che fosse immortale. E dunque i ritagli di giornale che accennano alla mia persona, se voglio ancora esercitare questo veniale peccato di narcisismo, ormai li devo raccogliere da me.

Dal sito ufficiale:
http://www.manliosantanelli.it/



© RIPRODUZIONE RISERVATA


(9 febbraio 2012)


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