Giovedì, 14 Novembre 2019  
                                                   

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Fortunato Calvino in breve

Autore del teatro napoletano, comincia la sua attività artistica nel 1978 come teatrante e realizzatore di cortometraggi. Con Cravattari (nome col quale vengono eufemisticamente definiti gli usurai a Napoli). Calvino descrive il dramma dell´usura che soffoca l´economia e riduce alla disperazione le esistenze. Maddalena racconta la storia di un paziente e le sue difficoltà di reinserimento dopo l´esperienza del manicomio. In Geltrude è narrato l´autoisolamento della protagonista e il suo passato, vissuto come unico mondo in cui valga la pena rifugiarsi. La Napoli del degrado, l´emarginazione, l´arroganza e violenza della camorra, con altre tematiche di ispirazione sociale, sono gli argomenti meglio rappresentati dall´autore. Ha curato la traduzione in lingua napoletana de La casa di Bernarda Alba di Federico Garcia Lorca. Con l´attrice Rosa Fontanella ha fondato l´Associazione Culturale Metastudio ´89, con finalità di rilievo sociale. Con lo scenografo Clelio Alfinito, ha instaurato un sodalizio artistico dal 1989.

UNA POETICA NEL SOCIALE

di Fortunato Calvino

 

Ho pensato fin dall´inizio della mia carriera a una drammaturgia che ponesse all´attenzione del pubblico problematiche sociali. Ho cominciato così a descrivere storie che mortificano la dignità umana. Non ho come obbiettivo la sola denuncia sociale , mi propongo di rappresentare uomini e donne che condensano in scena, con il loro vivere , un modo di pensare e di fare che ancora oggi sopravvive nei quartieri popolari di Napoli dove io vivo, comportamenti che si tramandano di generazione in generazione immutati nel tempo. Nei miei testi ritornano frequentemente anche i luoghi e le voci della mia infanzia.

In Cravattari, un testo che parla di usura, convivono due città contrapposte: la Napoli del sopra, quella che tutti conosciamo e ammiriamo, e la città sotterranea, che io descrivo così come mi è stata raccontata. Luogo misterioso, surreale Napoli sotterranea, dove la luce del giorno stenta ad arrivare e il silenzio è assordante, metafora di una realtà contraddittoria e unica. Un tempo fu un bacino per la raccolta dell´acqua che arrivava nelle dimore della città antica attraverso pozzi scavati nei pavimenti delle case. Durante la seconda guerra mondiale offrì ricovero a migliaia di persone che vi si rifugiavano per sfuggire alle bombe. In quegli anni bui la città sotterranea divenne un ritrovo obbligato. Il silenzio, che lì aveva regnato per secoli, fu improvvisamente spezzato da un chiacchiericcio continuo, da un rumoroso e allegro vociare di bimbi. Lì sotto si parlava, si discuteva animatamente per dimenticare la morte, le deportazioni, la fame . C´era chi raccontava dei munacielli che si materializzavano nelle case più vecchie della città , arricchendo di nuovi e più agghiaccianti  particolari i fattarielli già uditi da altri. La città sotterranea rivive in Cravattari  così come me l´hanno descritta i miei genitori che durante la guerra, come tanti altri napoletani, vi si erano rifugiati. Nella prima scena Rosa, la protagonista, emerge da un antico cunicolo e attraversa la casa buia e vuota con passo lieve, appena rischiarata dalla fiammella di una candela, evocazione di un mondo fantastico e al tempo stesso emblema di un esercito di vinti, contrapposta all´usuraia, esponente di un universo di corruttori e di corrotti.

In Malacarne la figura della donna si espande e prende possesso della scena descrivendo le mutazioni dell´universo femminile nella realtà malavitosa, specchio di una nuova condizione di essere donna che sa gestire il potere malavitoso, un tempo prerogativa degli uomini, in modo spietato, meglio e più degli uomini, donne anche madri che trasmettono valori di violenza declinati al femminile, donne devastate dalla sete di potere. Nel significato etimologico Malacarne è: uomo o donna dal cuore cattivo, dissoluto e crudele, carne marcia.

In Adelaide descrivo la mala/Napoli di oggi. Accanto alla protagonista, ex prostituta che si guadagna da vivere offrendo rifugio ai malavitosi  feriti dal fuoco di bande nemiche, spadroneggiano giovani privi di scrupoli : killer spietati e al tempo stesso vittime delle innumerevoli faide che funestano i quartieri Spagnoli di Napoli, ragazzi che aspirano a diventare capibastone, sostenuti, in tanta ambizione, dalle loro donne. Un universo variegato passa fra le mura della casa di Adelaide, figure losche , ex clienti come l´avvocato cieco, esponente di una borghesia che non riesce a cogliere le ragioni del malessere di un´umanità abbandonata a sé stessa.

Con Maddalena ripercorro una storia di disagio psichico.

La Statua è una favola metropolitana che racconta la guerra che scoppia, feroce, fra due barboni, uno anziano e uno giovane, per l´amore di una statua.

In Geltrude invece descrivo il dramma di un amore incestuoso fra due fratelli.

Ho scritto gran parte dei miei testi nella casa ai Quartieri Spagnoli dove abito da tempo. Devo ammettere che si è creata una sinergia con queste vecchie mura. Sembra addirittura che mi parlino raccontandomi di passioni forti. Almeno così mi piace immaginare che sia. Le storie riaffiorano improvvisamente da un archivio della mente: un ricordo, un´immagine e il viaggio comincia. Si affollano davanti ai miei occhi figure indefinite che pian piano vanno assumendo corpo e voce, il personaggio comincia a delinearsi e lentamente trova la sua anima. A volte mi perdo in un mondo di figure irreali. Scrivo e riscrivo le battute, dialogo con i personaggi. Improvvisamente sento la necessità di fermarmi, di tornare alla realtà. Allora lascio il lavoro e mi immergo nel caos di via Toledo, poi un volto, uno sguardo mi rimandano al personaggio che è rimasto in attesa sulla carta. Ritorno alla mia scrivania e quel volto e quello sguardo diventano quelli del mio personaggio. Un autore scrivendo riempie il suo senso di smarrimento di vite altrui nel tentativo di sfuggire alle paure e alle angosce dell´esistenza. Forse io scrivo per percorrere nuove esistenze attraverso i miei personaggi tutte le volte che mi perdo.



Radio3 Rai alla trasmissione Chiodo fisso, per il ciclo di racconti dedicato questo mese ai mestieri del teatro, andrà in onda "a teatro L´ufficio stampa" con Sergio Marra (nella foto)

"Chiodo fisso è uno spazio, in onda dal lunedì al venerdì alle 10.50 su Radio3, che offre nella sua brevità la tensione narrativa di un racconto. Ogni mese "chiodo fisso" batte su un tema. Ogni giorno torna sullo stesso tema, ma nella chiave sempre diversa del protagonista di quella singola puntata."

tutto su www.radio3.rai.it/ 

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Napoli Teatro Cilea. "Felici in circostanze misteriose" è una commedia che  tratta il tema del rifiuto radicato in ognuno di noi verso tutto ciò che è diverso. Quel che la rende particolare, a mio avviso, è che usa i mezzi di un finto universo minimalista,riconoscibili nell´apparente ordinarietà dei personaggi, allo scopo di spiazzare lo spettatore e lasciargli spazio. LEGGI

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