Venerdì, 18 Ottobre 2019  
                                                   

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 CORSIVI DI ELDORADO
Appartenimmo ´a morte (dell´Arte)!

Niente, … non ci sta da far Niente. Sono impegnato tutto il giorno a non far Niente. E´ dura, ma cerco di non fare Niente. Non bisogna far assolutamente Nulla, dico nulla, una parola sola. E basta! Bisogna rispettare i tempi. Specie se si va a "che tempo che fa", da Fabio Fazio, il sabato sera. Lo consiglia, anche agli irriducibili architetti nostrani d´età accademica inoltrata, Ettore Scola, un grande vecchio del nostro cinema che fu. Ma anche saggio e ragionevole. Che poi così continua il suo paradossale pensiero televisivo, in prima serata (libera registrazione a memoria, ndr): "Se non hai più nulla da dire, fermati. Non bisogna farsi prendere dall´ansia, dal panico, dal tempo che passa e che fu, … dal tic, tac, … dal toc, troc, trak …. Non bisogna aspettare più la telefonata di Mediaset, della Rai, del produttore. Né quella del costruttore, del direttore, del gioc-attore politico di turno & di ri-torno, governo tecnico compreso o incomprensibile.
Nemmeno bisogna attendere la chiamata suprema del Padreterno in persona che ti intima imperioso l´avviso di sfratto: "Ehi, tocca a te!!" Anticipalo, fa´ a capa toja, quando ti senti maturo per il viaggio assistito, asciutto, … niente grasso, tutti Magri! La valigia sta lla, sempre pronta, … la si prende e si va: Voi dite solo: "Permettete? Io scendo alla prossima. Arrivederci e grazie, è stato un piacere … e scusate il disturbo d´arte, architettura & design!"
"Se non hai più energie fermati, è meglio per te", consiglia ancora l´Ettore che non Scola mai. "Anche gli inarrivabili", continua sereno, "cioè i De Sica, gli Chaplin, i geni del cinema, nei loro ultimi film non sono memorabili, … forse avrebbero fatto meglio a non farli, quei film". Bisogna quindi fermarsi al penultimo film ... al penultimo progetto, al penultimo libro, alla penultima mostra, al penultimo articolo, al penultimo intermezzo, … hai capito Eldorado? (si, ma io che male vi fo? Io che c´entro (centro) coi grandi? Io son piccolo: sono inter-mezzo, a pensarci bene ´e PresS/T … ndr).
Poi si distende, l´Ettore non Scola-bile mai. Dice che i nostri son "tempi brutti per i giovani" (bella scoperta: chi gliela darà la baby-pensione?, ndr). Che a loro, da giovani, "bastava osservare": Zavattini, Amidei, De Sica, … che loro sono stati avvantaggiati da quegli esempi … (bella ri-scoperta!, ndr); che loro, l´oro, avevano degli ideali, degli "impegni e ingegni forti" (forse difettavamo di con-gegni, però, …. ndr), … e perciò riuscirono a sposare la passione per "il mestiere" con l´amore per il Paese rinnovato, post-autarchico …
"Amavamo quell´Italia che usciva dal fascismo perché era gracile, … perché le macerie erano reali, … le vedevi e le toccavi, … non come oggi che le macerie sono impalpabili e …", continua il prode Ettore del cinema (o delle altre arti, mestieri e professioni nostre, ndr).
Poi ricorda quel suo tempo antico: "Ho fatto anche il negro di Totò. Cioè quello che ri-leggeva e raf/forzava i copioni di base che mi passavano e ri-passavano …, ai quali aggiungevo qualche gag, trovata e trovatella …". Domanda di Fabiospazio: "a s-proposito … ma come andò la famosa lettera (d´architettura) di Totò e Peppino: è vero che fu tutta improvvisata?"
Risposta secca di Ettore Scola: "Le improvvisazioni non esistono, sono frutto di un duro lavoro. Le improvvisazioni o son previste o non vengono .… I grandi attori erano anche grandi autori, parola che deriva dal greco aumentare … i grandi artisti accrescono il testo e l´energia che sta già nel testo e nella testa, nel progetto: l´attore, se è grande, è un autore, al contrario di quanto altri sostengono. L´attore, il pittore … non è un esecutore testamentario … è molto altro e oltre il testo, ...cogliere l´attimo, cogliere l´imprevisto.". Va bene così, basta e avanza per l´inter-mezzo …
Ma, … ma giro canale tv e … la serata è buona, evidentemente. Sulla benemerita "Rai-Storia" ridanno (senza danno) una vecchia intervista a Vittorio Gassman. Parla della sua depressione, del male oscuro che lo immobilizza, … della morte che sente compagna ogni giorno, proprio come Magri. "Vorrei essere impagliato e messo in salotto con tutti i miei nastri registrati dentro …", dice con tragica autoironia. Penso subito che un intermezzo sugli architetti im-pagliarati a Napoli sarebbe da scrivere subito, all´ìstante. Ma resisto alla tentazione, proseguo. Segue l´esequie. Sulla sua tomba Gassman detta la seguente scritta finale: "Vittorio Gassman, attore che non si fece mai impallare, ma che alla fine impallò se stesso. Per sé senza i suoi POSE." (Per la paura di morire Gassman morì veramente nel 2000, ndr).
L´ironia aiuta, può aiutare a far accettare la morte …. anche la morte dell´arte. Anzi: la morte assistita dell´arte. Che sarebbe un bel tema per un intermezzo da critica fulminate. E fulminata. Ma resisto alla tent-Azione e-vado avanti. La morte e l´ironia fanno (quasi) sempre compagnia agli artisti. L´accolgono, le parlano, tentano di neutralizzarla, di esorcizzarla. Di vedere l´effetto che fa. Vengo anch´o? No, tu (per ora) no …    
Un esempio: Armando De Stefano è il decano dei pittori napoletani, di quelli di una volta, quelli che conoscevano molto bene (ahiloro!!) l´arte del disegno. L´ho incontrato una fredda sera al museo "Madre" di Napoli, a una sua mostra in corso. Per alcuni (amici) anche fuori corso e fuori tempo. Anzi, che non si doveva proprio fare, la mostra. Per l´aiuto implicito che così dà alla (molto) traballante direzione museale del bassoliniano Eduardo Cicelyn, che gli artisti "made in Naples" li ha sempre snobbati e dileggiato. Ma … l´Armando antico se n´è fottuto, ha accettato l´invito, e ha lanciato il suo "Urlo del Sud", (brutto) titolo-madre posto sulla sua mostra (a cura di Mario Franco, ndr).
Abbiamo fatto insieme una "visitina guidata". Ho così udito l´urlo e l´urto di Napoli-capitale e capitone, di cui sopra. Con le sue secolari corone & coroniello di spine. (E "corone" era il bel titolo originario della mostra proposto dall´artista, poi scartato, ndr). Perché questa è una mostra sull´uomo libero e sul Potere, coronato e s-coronato che sia, … macro e micro, democratico o autoritario, diffuso o concentrato, concertato o solitario …. a Napoli come a Milano, … a Stoccolma come a Pechino: è una tematica senza confini, quella di De Stefano.  
I punti più alti di questo ciclo pittorico sono quelli in cui il suo colore si fa acidulo, allucinato, bluette, verdastro …. anche bilioso, potente e maligno come un Sutherland … o un Leger post-industriale, … esattamente quando le antiche corone dorate dei re di Napoli, di tutte le Napoli del mondo, diventano bluastre lastre meccaniche: placche, plattò, cerchioni di vecchie auto, cilindri e rotule di operai fuori corso e fuori corsa, … in uno scenario da limone spremuto o di arancia meccanica spompata, … crollo nervoso, dolenti rovine industriali napoletane nittiane. Con fantasmi periferici post/umani che si aggirano sperduti tra putrelle putrefatte, bulloni sbullonati, lucernai sfondati di una Napoli d´officina senza sole, … senza più speranze: sono larve, lacerti, povericristi incoronati di spine e fili elettrici (in questo senso l´arte civile di De Stefano si fa tematica religiosa (da religio, unire), si fa arte sacra). I suoi sono corpi meccanici, corpi sociali, corpi plebei, emananti sudori, puzzi, aliti puzzolenti, … e poi olio, benzina, petrolio. Sono scocche con tatuaggi, ferite, … macerie … macerie, … morte senza resurrezione sociale …. pare. E dispari.
Aneddoto finale: l´artista in questione mi (anzi, ci) ha raccontato poi, per tirarci su (c´è un caffè?, ndr), che di recente "lo hanno fatto" cittadino onorario del Comune di Vico Equense, luogo sorrentino che il De Stefano ama molto. Per gli indiscussi meriti acquisiti, l´equo ed equense Comune ha dichiarato il nostro pittore "cittadino emerito". Con diritto al loculo illustre cimiteriale con vista-mare, a spese delle casse comunali, tra Vico e vicariello.
E´ stato così che il maturo Armando s´è recato, delibera comunale alla mano, dal marmista del locale cimitero e ha scelto accortamente i caratteri della scritta del suo loculo, che è la seguente: ARMANDO DE STEFANO, pittore. "E poi?", ha domandato il marmista. "No, niente, poi basta." Niente fregi, niente portafiori, niente luci e portalampade, niente di niente: marmo tutto liscio e pulito. "Solo aggiungete la data di nascita, che è questa: 27 novembre 1926 … e lasciate pure in bianco quella di morte …".
"Come sarebbe a dì …?", ha domandato il marmista. "Si, lasciatela in bianco …, la data di morte … non è nota … ". "Ma pecché, non si sa quando il muorto è morto? A me me pare strano…. ma è sicuro che a ´o sindaco va buono accussì? Io non voglio problemi …", ha replicato l´operaio. "Ma scusate", gli ha risposto solenne l´Armando pittore neoequense, "lo volete sapere meglio di me: ´o mmuorto illustre della lapide so´ IO!!". Saluti e buona salute, Eldorado.
P.S. A proposito di buona salute d´arte leggera da intermezzo, mi son ricordato quanto disse il Presidente della Repubblica italiana Giovanni Leone al grande scultore napoletano Augusto Perez, scomparso poi nel 2000. Questi era stato insignito di una onorificenza, credo dall´Accademia di San Luca a Roma, a metà degli anni settanta. Ci furono prima seri e ferali discorsi ufficiali, … poi, alla consegna della medaglia, il presidente Leone, stringendo la mano operosa dell´illustre scultore, gli disse sottovoce, scherzoso e ammiccante: "Prufessò, pensate ´a salute!!!"
L´ombroso Perez sul momento rimase male, ma poi, pensandoci meglio su, si rese conto che l´arguto Leone napoletano nun aveva tutt´ ´e tuorti. E le torte in faccia (che pur ebbe)! Ci dobbiamo rassegnare: appartenimmo ´a morte, … ´a morte dell´arte. Perciò, pensammo primma ´a salute, quella dell´Artigianato!!



© RIPRODUZIONE RISERVATA



Nella foto: Eduardo Alamaro alias Eldorado

"La scrittura di Alamaro è innanzitutto narrativa, perché racconta vite, vicende, personaggi, luoghi. Una scrittura schioppettante, divertente, ricca di giochi di parole, calembour; una scrittura teatrale, ricca di dialoghi, che sa essere umoristica, ma anche grave come un epitaffio, poetica. Una scrittura vulcanica, interattiva, ricca di slogan promozionali, ironici ed autoironici; una leggerezza prestata al critico dall´artista, al performen dall´architetto, al fantaisiste dal concretiste ... "(Domenico Notari, 2010)



(4 gennaio 2012)


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