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"Le voci di dentro" tornano a farsi sentire nel teatro di Eduardo

Toni Servillo protagonista nel capolavoro del drammaturgo napoletano

Servizio di Francesco Gaudiosi


Napoli - Toni Servillo-Eduardo De Filippo. Pochi riuscirebbero a mettere in scena un capolavoro del grande maestro Eduardo De Filippo come Toni Servillo, a cui va il giusto plauso per aver preso le distanze della grande interpretazione di Eduardo e di aver adottato una scelta di fare regia assolutamente innovativa e moderna, senza però allontanarsi dal nucleo centrale del testo di "Le voci di dentro": le ossessioni della mente umana e lo stato di disordine mentale a cui nessun uomo può non sottoporsi.

La scelta di regia di Servillo predilige l´essenzialità di pochi elementi di scena, tutti avvolti in un bianco che proietta la scenografia in un candore quasi ultraterreno. La scenografia riflette il subconscio del protagonista Alberto Saporito, rievocando sapori freudiani, grazie ad un telo che solo apparentemente è un muro, ma che al momento giusto permette di vedere al di là del muro, nel cuore della casa Saporito. Il confine illusorio tra quello che c´è e quello che non è mai esistito, tra quello che si sogna e quello che si vive, viene portato sulla scena attraverso un processo che partendo dall´ironia e lambendo territori del teatro dell´assurdo, arriva fino all´inesplorato mondo della psiche umana e del sogno freudiano. Assolutamente convincente è l´interpretazione di Peppe Servillo, per la prima votla sulle scene in veste d´attore, e nel ruolo di Carlo Saporito.

"Le voci di dentro è la commedia dove Eduardo, pur mantenendo un´atmosfera sospesa fra realtà e illusione, rimesta con più decisione e approfondimento nella cattiva coscienza dei suoi personaggi, e quindi dello stesso pubblico", dice Servillo. "L´assassinio di un amico, sognato dal protagonista Alberto Saporito, che poi lo crede realmente commesso dalla famiglia dei suoi vicini di casa, mette in moto oscuri meccanismi di sospetti e delazioni. Si arriva ad una vera e propria ´atomizzazione della coscienza sporca´, di cui Alberto Saporito si sente testimone al tempo stesso tragicamente complice, nell´impossibilità di far nulla per redimersi." Un capolavoro che Eduardo scrisse poco dopo il secondo conflitto mondiale nel quale sono ancora presenti gli squarci della guerra ("L´umanità ha perso ogni ritegno", dice lo stesso Saporito) e dove ancor maggiormente l´animo umano si sente essere messo in discussione tutti quei valori sui quali aveva tanto confidato. Proprio per questo una famiglia apparentemente tranquilla e normale come quella dei Cimmaruta, quando viene accusata di aver commesso un omicidio, non smentisce immediatamente, anzi si accusa vicendevolmente di aver commesso l´ipotetico omicidio.  "Eduardo scrive questa commedia sulle macerie della seconda guerra mondiale, ritraendo con acutezza una caduta di valori che avrebbe contraddistinto la società, non solo italiana, per i decenni a venire. E ancora oggi sembra che Alberto Saporito, personaggio-uomo, scenda dal palcoscenico per avvicinarsi allo spettatore dicendogli che la vicenda che si sta narrando lo riguarda, perché siamo tutti vittime, travolte dall´indifferenza, di un altro dopoguerra morale." Un plauso va inoltre a Chiara Baffi, Betti Pedrazzi e Gigio Morra, rispettivamente nei ruoli di Pasquale, Matilda e Rosa Cimmaruta. Repliche al San Ferdinando fino al 12 gennaio. Uno spettacolo inedito e da vedere che non a caso nell´ultima edizione de "Le Maschere del Teatro Italiano" ha portato a casa ben cinque premi: miglior regia e miglior interpretazione maschile a Toni Servillo e miglior spettacolo di prosa e miglior attore e attrice non protagonista a Peppe Servillo e Chiara Baffi.

 

 

7 gennaio 2014




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