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La Confalone come Eduardo. Un solo grido: Fuitevenne!

Galleria Toledo, l´amarezza dell´attrice per una Napoli senza speranza

Servizio di Mario Migliaccio


 


Nella maggior parte delle rappresentazioni vengono trattati temi vari e stravaganti, che girano attorno a mondi incantati o a realtà lontane dalle nostre.  In Fuitevenne, alla Galleria Toledo dal 5 al 17 novembre, ne viene considerato uno che tanti sottovalutano, e che invece assume rilevanza straordinaria: la realtà! Marina Confalone, autrice, attrice protagonista e regista dello spettacolo, riesce a mostrare la realtà in un modo semplice, regalando allo spettatore tre atti dove mette in luce i problemi della nostra quotidianità.

Ogni atto affronta un leitmotiv differente ma legato al tormento interiore con il quale la Confalone colora i tre personaggi interpretati. Nel primo atto, dal titolo I cani, la protagonista interpreta il ruolo di una donna inebetita da traumi familiari, e in procinto di sposarsi controvoglia. La sua condizione di vita è legata alla figura del padre (Giovanni Martino), che ha potere decisionale su di lei. Qui l´analisi sulla psicologia dominante nei nuclei di stampo mafioso. I cani sono coloro che hanno preso il sopravvento su quelli che una volta erano i padroni (lo Stato). Nel secondo atto, Il sorriso del pescatore, l´attrice, nei panni di una ragazzina (Alice), mostra l´ingenuità e la spensieratezza di quell´età. Da apprezzare il discorso immaginario che la ragazzina tiene con un busto di bronzo (Totonno), simpatico e a tratti commovente. Nella parte finale, invece, è racchiusa l´essenza dello spettacolo. Marina Confalone veste i panni di un clochard il cui discorso è strettamente collegato a quello di un giovane filosofo (Mario di Fonzo) che sogna di partire per Parigi. Qui viene colto il messaggio che l´autrice vuole indirizzare allo spettatore; l´invito a lasciare la nostra terra. Una terra in cui non c´è futuro per un giovane intellettuale, una terra avida di opportunità e ricca di insidie. Dunque è proprio questo che ci riserva il futuro? Saremo in grado di cambiare il destino del nostro territorio? Il Fuitevenne non è altro che un invito a scappare da qui, per cercare altrove quello che la nostra terra non potrà mai darci. Un messaggio diretto che oltre a lasciar pensare, evoca anche un senso di tristezza che ci rimanda alla storica esortazione di Eduardo. Così, dopo tutti questi anni, pare non sia mutato nulla sotto i nostri cieli. Fuitevenne, uno spettacolo dal ritmo che non stanca, ma stimola l´immaginazione. Ben costruito e senza dubbio da non perdere.



novembre 2013



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