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Medea dal 22 novembre al 1 dicembre al Teatro Nuovo. Regia di Pierpaolo Sepe

Servizio di Marco Catizone

Napoli -  Recherche  cruenta ed estremistica, un dasein scenico polisemico, per femmina-lupa, femmina-ferale, madre cannibale,  ancestrale ed anti-vestale, in una parola, Medea: da Euripide, passando per Seneca, o per la penna di Jean Anouilh (dove in scena imperava una Medea-Magnani struggente ed allucinata) oppure nella visione di Corrado Alvaro, riscrivere o reinterpretare la polimorfa Medea è ricerca folle e complessa; Medea-antenata, in tempi cupi di stilettate al cuore delle donne, Medea- perseguitata, eppure carnefice, respinta e nomade, vittima di concentramento in campo lungo, profuga e menade, sconfitta e sterminatrice.

Tocca  a Maria Paiato vestirne la maschera, la riluttanza compassionevole, il fuoco ardente, la malizia, quel senso soffocante di cupio dissolvi che questo demone euripideo si porta sulle spalle dal tempo dei canti caprigni; un vortice, una vertigo, perenne sfida alle convenzioni del tempo e del costume patrio; eppure quante sfumature per un solo carapace di donna, femmina, lupa e pazza perduta? Personaggio che diviene demone, affonda nella prole con mani tanto salde da sembrare innocenti, e se ne scorge il volto di profuga senza patria, striato dal lutto per un destino irreversibile: l´esser ripudiata per ragion di Stato, strappata la sua essenza civile, sacrificata sull´altare d´un crudo realismo, donna sconfitta che ha perso, assieme alla capacità di farsi amare dal suo uomo, trovando ricetto in modeste arti da fattucchiera, anche la centralità dell´esser alveo di mater, oltre i limiti della paratia che preserva l´uomo dai suoi borborigmi demoniaci.

Ira funesta come velo funebre calato sugli occhi, nell´attimo molesto, il suo ardore diviene unica vampa che tutto afferra ed inghiotte: tutto, perché se barbara dovrà essere, e spuria e senza gloria, forse che il suo infierire su innocenti fantocci sia atto  pio d´amore estremo per sottrarre i suoi frutti ad un destino di paria e schiavi de facto? Infrante furia e sacrosante leggi, dell´universo restano i lamenti e gli strepiti, che noi umani c´arrischiamo a chiamare palpiti d´amore e fremiti d´odio. E Medea è suono che tocca le corde più profonde, scuotendo le fondamenta fin dagli albori dei tempi antichi.  Plauso all´interprete, la Paiato è convincente e misurata nel declinare una maternità femminea che non abbassa il capo davanti alle dure "leggi dell´uomo". Inteso come maschio.

                                                                                                                                      

26 novembre 2013

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