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LA COMMEDIA E IL SUO DOPPIO

IL DIAVOLO E L´ACQUA SANTA, testo e regia di Franco Pinelli

All´Auditorium "Maria Aprea" di Volla

Servizio di Antonio Tedesco

Il doppio, il travestimento, lo scambio di ruolo. L´equivoco e il paradosso elevati a sistema. Eduardo Scarpetta, come si sa, innovando e modificando i residui ormai stanchi della Commedia dell´Arte che ancora si trascinavano nel tardo Ottocento, segna un´epoca del teatro napoletano. Stabilisce nuovi parametri, crea nuovi riferimenti per un pubblico che, da popolare che era, diviene sempre più borghese. Crea, in sintesi, una nuova tradizione rinnovando la scena del teatro dialettale, ma nel segno della continuità. Una tradizione ancora oggi viva e solida che trova i suoi continuatori in un ambito non secondario del teatro napoletano. Tra questi, Franco Pinelli è sicuramente uno dei più coerenti e tenaci. Ne è un´ennesima riprova questo Il diavolo e l´acqua santa che è in scena fino al prossimo 1° dicembre presso il teatro dell´Auditorium "Maria Aprea" di Volla, presentato dall´Associazione Teatrale "Partenope".

Pinelli opera a sua volta, rispetto al teatro di Scarpetta, un lavoro di rinnovamento e di modernizzazione. Ispirandosi alla famosa commedia dello stesso Scarpetta, I nipoti del sindaco, infatti, rilegge il testo originale asciugandolo di ogni ridondanza e di qualche datata lungaggine, concentrandosi maggiormente, quindi, sul ritmo della messa in scena e sintonizzandola, in maniera accorta, a misura dello spettatore contemporaneo. L´autore-regista consegna, così, al pubblico una macchina scenica perfettamente oleata, un meccanismo implacabile di divertimento e risate, sicuramente degno dell´originale scarpettiano. La trama, come sempre piuttosto intricata, è lo spunto per dare vita ad una serie di personaggi e situazioni che sono la vera anima della commedia. Due giovani, fratello e sorella, orfani dei genitori, per una serie di circostanze fortuite e imprevedibili, si scambiano i ruoli e si contendono a suon di astuzie e di inganni l´eredità dello zio, facoltoso sindaco di un paese dell´interland napoletano. Altri personaggi, altrettanto buffi e improbabili, sono coinvolti a vario titolo nella vicenda che si complica in maniera parossistica fino all´immancabile scioglimento finale nel quale ogni elemento ritorna al suo posto, l´ordine antecedente allo sconvolgimento dei fatti si ricompone e gli attori si dichiarano al pubblico apertamente sollecitando il meritato applauso. Dunque, l´allestimento si rivela come un meccanismo che, seppur in chiave moderna, rispetta scrupolosamente i canoni della tradizione. Un rigore filologico, si potrebbe dire, nel segno, ancora una volta, di una continuità che si rinnova. E per raggiungere la quale Pinelli si serve di una Compagnia ben affiatata, di buon livello medio, con attori ben in parte che si inseriscono perfettamente nel disegno registico. Pinelli, inoltre, in questo allestimento, apre decisamente ai giovani. Insieme ai più esperti e sperimentati Carlo Maratea (un segretario del sindaco viscido e opportunista al punto giusto), le spassose Maria Scatola e Franca Peirce (rispettivamente cameriera in casa del sindaco e direttrice di un collegio femminile) vi è un gruppo di validi e promettenti attori giovani, tra i quali spiccano la Silvia, della vivacissima Loredana Guerriero e il Felice di Domenico Pinelli, che mostra un controllo e una misura, nel non facile ruolo "en travesti", che se coltivati con volontà e perseveranza ci parlano sicuramente di qualcosa di più di una semplice promessa. Buona anche la prova di Alessandra Perna e Antonio Lippiello tra i giovani, insieme ai già collaudati Giovanni Vigliena e Luigi Albanese. Il tutto ben amalgamato non solo dalla regia, ma anche dalla presenza scenica di Franco Pinelli, che riserva per sé il ruolo del sindaco, per uno spettacolo divertente che è anche un tuffo nella cultura e nella tradizione più autentica della nostra città.

 

21 novembre 2013

 

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