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Gino Rivieccio torna al Cilea con "Faccio progetti per il passato"
Dal 14 al 24 novembre

Servizio di Marco Catizone

Napoli – Consueta verve, la vis comica è sempre in tiro, la mimesi è sulfurea, il buon Rivieccio non perde il giusto tocco di spirito atellano, di cetrulo capocomico, satireggiante bardo in mistura neapolitana; e sono lustri e decadi che il Nostro affastella in fila indio-napolitana, tra macchiette sapide in salsa cabaret, archetipi partenopei duri a morire, cafè chantant  e bistrot a ribalta con violino e piano, vecchie hit a soffriggere ed un ritmo da metre navigato, tra tocchi briosi e neo-comicità declinata sul do-re-ciak-gulp d´un Belpaese politicante all´inciampo continuo e cialtronesco (ed è pur vero che i Monti non ci sorridono più, rimane qualche capra giusto in Parlamento), in equilibrismo dialettico, tra cupio dissolvi e grassa risata a far da coreuti al Ghiaccio (Gino) secco, come terno su Napoli.

Il trompe l´oeil d´una satira effettivamente mai greve, non sempre smaltata, arrochita dal tempo che passa, eppure lontana dallo slapstick sincopato in media res, l´hard discount televisivo per frattaglie comiche frenetiche e bolse, mai inganna l´orecchio senza nulla tracciare nel solco: Rivieccio ha stile, nevvero;  livrea e sciassa per animale da palco, ego polimorfo che palpita e guizza, s´insinua con sicumera in vicoli conosciuti, con lacerti d´estrema perizia e tempistica; forse, se di pecca dobbiam cianciare, v´è un compiacimento egotimico e bozzettistico d´esser classico, per sopravvivere a sé stesso, compitino ben svolto all´abbisogna: è il "Rivieccio-style", marchio di fabbrica oramai. Professionalità e garanzia, meccanismi ben oliati e risata più o meno assicurata in conto alla platea; si dirà: mica cotiche, in tempi magri…

 

Trait d´union per carriera lunga e lustra, il graffio riviecciano è impresso a fuoco, forse che il pubblico di questo abbisogni, che son tempi tribolanti, spauriti e impervi, e la risata è contagiosa (e serve a terapia); Rivieccio è mitragliere insonne, il flusso e la potenza di boutades e calembours non scemano per le due ore di spettacolo: il corricolo si regge, c´è brio nel caravanserraglio; il Gino è sempre garanzia, Napoli è bella e immobile, ca va sans dire, e il capocomico conosce i fili , il giogo e l´andatura.

 

I volti di Partenope riscuotono  successo, la platea risponde;  s´imbarcano giovani comici a rimorchio, col maestro che dalla buca regge i lacci e rende il là: il rendez vous è canosciuto, nessuna sorpresa, niuna delusione. Ammanca nuova linfa, s´ è detto, e qualche robusta intramuscolo di canzuncelle del passato non abbasta di certo alla renovatio imperii (giacchè financo il Nerone di Arcore è dato per semi-disperso).

E dunque, alfine? E sia: promosso, il buon Rivieccio, ma con debito e segno rosso.

Da pagare al prossimo spettacolo.

                                                                                                                                                 

17 novembre 2013




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